Selfie pericolosi   sul ghiacciaio morente
La suggestiva grotta interessata da continui crolli di ghiaccio

Selfie pericolosi

sul ghiacciaio morente

In Valmalenco La guida alpina Michele Comi mette in guardia dell’avvicinarsi troppo al gigante malato di Fellaria

Selfie o non selfie? Questo è il problema. Da quale parte stia la guida alpina della Valmalenco Michele Comi è facilmente intuibile, quando il protagonista di un autoscatto è il ghiacciaio del Fellaria.

Da qualche anno a questa parte stiamo assistendo a un numero sempre maggiore di visitatori che vogliono andare a vedere di persona lo splendido - e purtroppo anche molto malato - ghiacciaio della Valmalenco. Non c’è essere umano al mondo che circoli senza uno smartphone in tasca, pertanto sui social network è un continuo proliferare di foto scattate in riva al lago che si è formato in quel bellissimo angolo di Valmalenco.

«È così - afferma Michele Comi -. Il ghiacciaio di Fellaria è il nuovo Eldorado per i cacciatori di selfie. Ormai, ogni giorno assistiamo a una processione perenne che attraversa convulsa gli alti pascoli e morene per mettersi in riva lago, sotto la grotta di ghiaccio, in attesa dei crolli, pronta ad alimentare la sterminata galleria di esibizioni: selfie con posa sull’iceberg, posa yoga, posa in bici, barboncino in posa, torso nudo, piedi a bagno, corpo a bagno, quattro bracciate, immersione, aperitivi, brindisi; e poi, selfie in abito lungo, salto sull’iceberg, selfie con neonato, baci e abbracci. Per non parlare di esibizioni “musicali” di vario genere che sfruttano il fondale di ghiaccio come mero scenario di assai dubbie emissioni sonore.

Per sensibilizzare i visitatori, informarli dei pericoli e invitarli ad assumere comportamenti più consapevoli, il Servizio glaciologico lombardo ha predisposto dei cartelli informativi lungo il tracciato. Le note dissuasive che invitano a non avvicinarsi alla grotta interessata da continui crolli di ghiaccio non hanno però dissuaso i visitatori dal farlo.

«Anzi - sottolinea Comi -, sembra di assistere a una gara a chi colleziona l’immagine più spinta e sensazionale, in un turbine di spettacolarizzazione perenne. Quei cartelli sortiscono lo stesso effetto - nullo - delle etichette deterrenti sui pacchetti di sigarette».

Stando così le cose, si potrebbe pensare che la conseguenza più ovvia di questo grande afflusso di turisti ai piedi del Fellaria siano accesso a numero chiuso, ticket d’ingresso, recinzioni per delimitare il lago e controlli; tutte misure già viste nelle località turistiche, non solo in Valmalenco.

«Prima di arrivare a “soluzioni” così sconvenienti - risponde Comi -, sarebbe bello e utile iniziare a riflettere sull’abusato termine “valorizzazione”: valorizzare significa prima di tutto conservare; ma con flussi di questo tipo, non è possibile conservare spazi e natura così delicati.

Secondo me, si deve ristabilire il semplice ostacolo naturale costituito dal torrente ablatore del Fellaria ovest, eliminando il ponte che lo scavalca». E a chi potrebbe obiettare che “indietro non si torna” e che sarebbe discriminatorio, Comi così risponde: «Per quale ragione non si dovrebbe avere il coraggio di ristabilire quel che era fino a pochi anni fa? “Tutti dappertutto” è un concetto insano, in montagna. Guadare un torrente di montagna richiede consapevolezza, esperienza e prudenza. Così facendo, si ristabilirebbe un equilibrio nella frequentazione dell’ultimo tratto, senza peraltro inficiare la bellezza dell’esperienza del cammino che andrebbe comunque a raggiungere un’area periglaciale di grande fascino».

Spazio qualsiasi

E conclude: «Allo stato attuale, si butta via la possibilità di far leva sulla rarità di questi luoghi per favorire adattamenti e conoscenze; e si assiste impotenti alla loro trasformazione in spazi qualsiasi, posti di transito dove poter fare tutto quel che si vuole come si fa di solito, in cui si cercano le stesse cose e stessi atteggiamenti lasciati a casa».


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