Sei donne a capo della cooperativa  Quando la passione diventa impresa
Un momento dell’inaugurazione del negozio in via Rivolta

Sei donne a capo della cooperativa

Quando la passione diventa impresa

Si chiama RieLab la nuova realtà con il negozio dell’usato di vendita per conto terzi. Inaugurata a Morbegno, la struttura valorizza beni in buono stato allungandone così la vita.

Si chiama RieLab la neonata cooperativa creata a luglio da sei donne per mettere in pratica, attraverso il lavoro d’impresa, «i principi di prevenzione e riduzione dei rifiuti, valorizzando beni in buono stato e prolungandone la vita», perché “...gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio, l’uomo creativo osserva le cose vecchie con occhio nuovo”.

Loro sono Barbara Bettiga, Patrizia Bavo, Liliana Mazza, Sara Petrelli, Micaela Sandrini e Carmen Senestrari con età dai 39 ai 57 anni e sono il cuore di RieLab. «Ci conosciamo da tempo e da un anno pensiamo a questo progetto - dice a nome di tutte Patrizia Bavo, volto noto nel mondo della “sostenibilità” locale -. Progetto che è l’evoluzione di esperienze associative e di volontariato che ognuna di noi ha fatto nel settore ambientale e del consumo critico, dai mercatini alla Settimana europea dei rifiuti al gruppo Gas CamBio Morbegno (gruppo di acquisto solidale). Ci accomuna la creatività e l’età anagrafica consente, terminato di fare le mamme o di occuparci di altri lavori, di buttarci in modo intenso anche in attività che ci appassionano». La passione è diventata impresa, che muove i primi passi attraverso il negozio dell’usato di vendita per conto terzi inaugurato questa settimana in via Rivolta a Morbegno.

Superate le pastoie burocratiche, le sei donne hanno stabilito di qualificarsi come impresa sociale, «che non voleva essere esclusivamente femminile visto che inizialmente c’erano anche uomini, che non ci hanno seguite nel percorso». Impresa che segue il principio della “porta aperta”: il nucleo delle fondatrici è disposto ad allargare la base cooptando nuovi soci. Quindi è stato scelto lo spazio dove farsi conoscere. «Siamo qui per otto mesi in attesa che un capannone nell’area industriale di Talamona venga ristrutturato».

RieLab si distingue da grandi realtà di franchising che si muovono sul medesimo terreno «sia per la nostra ragione di impresa sociale, sia per i servizi offerti, che vanno dalla vendita ai laboratori, dallo sgombero delle strutture sino alla progettazione».

In negozio si trovano oggetti vari a pezzi convenienti. «Soprattutto non guasta investire sulla coscienza ambientale, sul nuovo modo di vedere le cose, recuperandole per riusarle». Una filosofia scritta anche nel nome scelto per l’impresa: Ri come riutilizzare, ridurre e riciclare (l’abc utilizzato nella letteratura del riuso), ma anche riparare, ristrutturare; Lab come laboratori e lavoro.

«Abbiamo investito in un’impresa low budget per gli impianti, ma l’investimento è alto sotto il profilo del lavoro, ci siamo assunte, al momento non retribuite, scommettendo sulle nostre competenze. Siamo convinte sia la strada da seguire, anche in realtà più “montanare” come la nostra dove l’usato è ancora sinonimo di roba da poveretti, ma c’è bel tessuto di volontariato con cui collaboriamo, che come noi lavora in questa direzione».

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