«Segnali d’allarme   sulle Olimpiadi»
Olimpiadi, il problema è legato alla sistemazione della zona di arrivo della pista Stelvio

«Segnali d’allarme

sulle Olimpiadi»

Il presidente della Provincia Moretti: «A Roma non piace lo stallo di Bormio, per questo abbiamo organizzato il tavolo di lavoro». Sertori: «Le gare si faranno sulla Stelvio»

Gare olimpiche a rischio a Bormio? Qualcosa più di una preoccupazione dettata da ragioni scaramantiche. L’allarme, strisciante tra gli operatori della neve, è risuonato forte e chiaro a palazzo Muzio, al punto da convincere il presidente Elio Moretti ad istituire in tutta fretta un tavolo di coordinamento politico, a mo’ di segnale rivolto a Roma, soprattutto, della volontà del territorio di voler giocare un ruolo da assoluto protagonista nella partita a cinque cerchi dell’inverno 2026.

Una mossa che dà corpo ai timori e fa tremare i polsi ad una Valle che ha messo il suo intero futuro sul tavolo dell’evento.

Le voci del rischio dello spostamento delle competizioni dello sci alpino nell’unica sede di Cortina, in questi giorni sotto i riflettori internazionali per le gare dei Mondiali, si rincorrono da tempo, favorite anche dalla posizione del Cio che non ha mai fatto mistero di non gradire lo sdoppiamento dei luoghi di gara.

Un primo monito alla Valtellina era arrivato da Flavio Roda, numero uno della Fisi, che dopo la due giorni di Coppa del Mondo di fine anno a Bormio, pur non mettendo in dubbio la Stelvio per le Olimpiadi, aveva bacchettato gli amministratori locali per i ritardi nella progettazione di un parterre d’arrivo degno dei Giochi.

Poche settimane, e ad avanzare dubbi sulla reale necessità di sdoppiare i luoghi delle competizioni dello sci alpino - gare femminili a Cortina e maschili a Bormio - era stata l’inchiesta di Fabio Tonucci pubblicata sul Venerdì di Repubblica in cui si parlava espressamente di costi lievitati rispetto alle previsioni del dossier anche a causa della necessità di accontentare lombardi e veneti.

Accuse alle quali avevano risposto Massimo Sertori, assessore regionale alla Montagna e Sergio Schena, imprenditore sondriese membro del cda della Fondazione Milano Cortina 2026, negando che la sede di Bormio fosse in qualche modo a rischio.

«Il dossier è stato costruito attorno a un modello di Olimpiade diffusa - aveva detto Sertori -, è una questione affrontata subito. Il fatto che ci siano gare in due posti diversi ha anche aspetti positivi: se ad esempio le condizioni meteo non consentono lo svolgimento delle gare in una delle due location, non si blocca completamente il programma. La pista Stelvio ha un valore assoluto riconosciuto nel mondo».

Dopo quell’uscita e un lavoro con l’amministrazione comunale bormina per la progettazione della zona d’arrivo della Stelvio finalmente incanalato nei giusti binari - «abbiamo fatto passi avanti più nell’ultimo mese che in tutti quelli precedenti» aveva detto Schena a fine gennaio - sembrava che non ci fosse più spazio per i dubbi.

E invece non solo l’impegno di Bormio continua a viaggiare al rallentatore, ma la preoccupazione per il dirottamento delle gare a Cortina prende piede tra gli operatori. «Che non capiti di dover cedere, come si sente dire, il passo, a Cortina, sulle gare olimpiche del 2026 - ha ricordato Domenico Cioccarelli della Siba di Aprica -. Si era detto che le ospitava anche Bormio e così dovrà essere. Guai a sorprese su questo fronte».

«Nessun dubbio sul fatto che Bormio ospiterà le gare» dice deciso Sertori. «Ricordo che Roda ha affermato che non ci sono dubbi sulla Stelvio, basta fare le opere che servono» aggiunge Schena. Il fatto è però che proprio i Mondiali di Cortina, dove non c’era un tracciato giudicato idoneo per le gare maschili, hanno portato alla ribalta la nuova pista Vertigine realizzata ad hoc con i dislivelli richiesti dalle regole internazionali e che ha impressionato favorevolmente atleti e tecnici e che nella Magnifica Terra non ci sono grandi progressi nell’adeguamento del parterre.

«C’è una forte preoccupazione legata al fatto che a Bormio ci sono rallentamenti importanti - conferma il presidente della Provincia Moretti -, l’amministrazione ormai in scadenza non si vuole probabilmente impegnare su questo fronte, ma intanto il tempo passa e dalle parole di Roda abbiamo perso altri due mesi».

Anche per questa ragione Moretti, in accordo con Sertori e con la presidente della Camera di commercio Loretta Credaro ha deciso di istituire il tavolo di coordinamento. «Volevamo dare un messaggio politico forte e chiaro per dire che ci siamo - sottolinea Elio Moretti -, per evitare che a Roma pensino che non siamo interessati. Da qui in avanti la politica deve fare la propria parte e noi ci siamo»


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