«Sede unica addio, un’occasione persa»

«Sede unica addio, un’occasione persa»

Avrebbe dovuto diventare il polo provinciale dei servizi pubblici locali e invece il progetto di uno spazio condiviso da Aevv e Secam in via Samaden, dove peraltro ha sede anche la Stps, è naufragato.

Secam ha deciso di rinunciarvi per acquistare nuovi spazi, dove sono già stati trasferiti gli uffici, in via Vanoni. E ora che l’operazione è definitivamente tramontata, il presidente dell’Azienda energetica di valle Nicola Giugni parla di quella«scelta unilaterale, che non è stata dibattuta nelle sedi politico-amministrative dove il progetto aveva raccolto ampia condivisione all’atto del suo concepimento e che ha tagliato le gambe ad un’opportunità unica».

L’ipotesi progettuale di cui si è cominciato a parlare nel 2011 prevedeva l’edificazione di una palazzina in prossimità del capannone industriale ex Asm, a Sondrio, già utilizzato da entrambe le società, destinata a contenere gli uffici amministrativi di entrambe e gli sportelli per il pubblico. Nel giugno del 2013 è stata siglata la convenzione per l’affidamento della progettazione e nel 2014, con il definitivo in mano, il Comune di Sondrio era pronto ad emettere il permesso di costruire. A quel punto però Secam si è chiamata fuori. Una scelta dettata da ragioni di ordine economico, a partire dall’impossibilità di vendere gli immobili di proprietà in via Trieste, cui l’operazione con Aevv era stata subordinata.«Immobili che a tutt’oggi - specifica Giugni - risultano comunque invenduti».

Secam ha deciso di approfittare della possibilità di acquisire dal relativo fallimento la sede ex Comer di via Vanoni per una cifra di 1,6 milioni di euro, un terzo del suo valore reale, dopo due aste andate deserte. «E di farlo a dispetto della progettazione definitiva e delle volontà politiche espresse» ribadisce Giugni.

Sono tanti i dubbi del presidente di Aevv sull’opportunità di rivedere la scelta «che - ha detto in assemblea - aveva una valenza simbolica importante». Di conti in assemblea Giugni non ha parlato, ma qualche dubbio sulla congruità dell’operazione c’è. La nuova “passive house” avrebbe avuto un costo, da ripartire tra le due società, stimato tra i 3,5 e i 4,2 milioni di euro oltre Iva, di cui il 40% a carico di Aevv e la restante parte di Secam. Un prezzo finito e comprensivo dei capannoni per i mezzi delle società. Spazi per i quali, Secam continuerà comunque a pagare l’affitto ad Aevv, visto che la parte relativa ai rifiuti resta in via Samaden.

Filosofia tramontata, restano i costi da sostenere. La progettazione della passive house affidata con incarico diretto ad Aler per quanto riguarda la parte generale ed architettonica, quando a capo dell’Azienda per l’edilizia c’era l’allora ed attuale amministratore delegato di Secam Gildo De Gianni, e allo stesso personale di Secam e Aevv per la parte tecnica interna, e a progettisti esterni per la parte relativa agli impianti, è costata 168mila euro. All’atto dell’acquisto della nuova sede di via Vanoni, Secam ha dichiarato di assumersi per intero la quota delle spese sostenute da Aevv per la progettazione della passive house.

Resterebbero poi da imputare anche l’effetto di plusvalenza sul bilancio 2016 generato dall’acquisto dell’edificio ex Comer al prezzo di 1,6 milioni di euro a fronte di un valore di perizia di circa 3 milioni di euro che determina comunque oneri fiscali, nonché i costi relativi alla sistemazione interna.


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