Seconde case, la stangata della luce
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Seconde case, la stangata della luce

Nuove bollette: per le famiglie non residenti è una spesa di 135 euro in più all’anno, dovuta agli «oneri di sistema». Con la riforma del sistema tariffario stabilita dall’Autority crescono i costi fissi e incide meno il consumo effettivo.

Tariffe e nuovi oneri con quote fisse maggiorate sulle bollette: arriva la “stangata 2”, specie per le seconde case e per le case “non utilizzate”. Mentre si parla ancora, in Valle, degli incrementi sul servizio idrico e rimbalzano code polemiche per i costi delle utenze, arriva a pesare sui budget familiari, sugli investitori e piccoli risparmiatori del “mattone” la “tariffa luce 2017”.

Con quest’anno cambia marcia, infatti, la riforma dell’energia elettrica avviata dall’Autority il primo gennaio del 2016, piano triennale che «ridefinisce completamente il sistema tariffario» e che vede adesso l’entrata in vigore della seconda parte. E vanno a cambiare i criteri di calcolo dei costi, con l’introduzione di una tariffa unica per gli utenti domestici residenti e l’inserimento di una quota fissa di ben 135 euro annui «a copertura degli oneri di sistema» per i non residenti.

A cambiare in realtà è tutto il sistema tariffario: tra gli obiettivi della riforma, si è puntato a rendere il costo del kWh indipendente dal consumo annuo del cliente. Fino al termine del dicembre 2015 si pagava in relazione al consumo, con il prezzo legato a cinque scaglioni differenti. In sostanza, spiegano i consulenti tecnici dei movimenti consumatori, «si faceva pagare di più il kWh a chi aveva consumi maggiori e meno a chi aveva consumi bassi». Ora con il 2017 si è arrivati a una tariffa unica per gli utenti domestici residenti, rendendo uguale ogni livello di consumo. Ma in un sistema ridefinito e complesso che prevede diverse forme di quantificazione tariffaria e altrettante compensazioni, va a distinguersi l’incremento della quota fissa per gli oneri di sistema introdotta nel 2017 per le seconde case, con un aggravio di 135 euro spalmati sui 12 mesi. E in questo caso, sempre secondo gli analisti del settore, si arriva a stimare un aumento tra il 2016 e il 2017 per una «casa vacanza con uso stagionale» pari a un +88%.

Cresce nel complesso, dalle prime stime, anche il costo della quota fissa sulla bolletta, destinata a incidere con un incremento di circa il 22% sui costi della famiglia-tipo con contatore da 3 Kw e consumi medi annui sotto i 2.700 kilowattora.

L’incidenza aumenta per circa il 37% sui consumi più bassi, 1.500 kilowattora all’anno, presumibilmente i piccoli nuclei, i single e le famiglie a bassi consumi e si riduce sui consumi alti. Con circa un meno 15% per chi supera i 2.700 kilowattora annui, corrispondenti alla soglia di consumo di una famiglia-tipo italiana con contatore da 3 kilowatt di potenza. Si parla di famiglie numerose, con almeno 4 componenti, o quelle probabilmente più abbienti, che consumano di più perché utilizzano più elettrodomestici senza curarsi delle fasce di consumo a minore costo, o perché hanno optato per l’elettricità per riscaldare o refrigerare la propria abitazione. Ma anche, sulle buone pratiche, che abbiano adottato sistemi alternativi come le pompe di calore o l’auto elettrica. In Valle intanto si commenta un altro peso che colpisce le seconde case. «Qui il risparmio - viene sottolineato in ambienti sindacali - è stato spesso investito sul mattone e sugli edifici a vocazione turistica e questi provvedimenti sono aggravi destinati a farsi sentire».


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