Scuola al via, mancano 160 docenti
In vista della prima campanella non mancano i problemi negli organici della scuola

Scuola al via, mancano 160 docenti

Anche quest’anno si attende la prima campanella con numerose carenze legate al personale

Turcatti (Cgil): «Molti rinunciano per la complessità del territorio» - Bagiotti (Cisl): «Un caso i posti di sostegno»

Anche quest’anno scolastico il 12 settembre (il 5 la scuola dell’infanzia) prenderà il via all’insegna delle carenze del personale docente e non solo: lo dicono i dati dell’Ufficio scolastico territoriale di Sondrio che sono stati comunicati da Cgil e Cisl scuola.

Tra posti per le materie di insegnamento comune e quelli di sostegno per gli istituti di ogni ordine e grado, infatti, mancano attualmente all’appello più di 160 docenti. Scendendo nel dettaglio, nelle scuole dell’infanzia di Valtellina e Valchiavenna rimangono scoperti due posti per l’insegnamento comune e tre per insegnanti di sostegno.

Sono 10 in totale, tra posti per l’insegnamento comune e quelli di sostegno i docenti che mancano nella scuola primaria per possibili immissioni in ruolo. Per quanto concerne la scuola secondaria di primo grado si sale a quasi 60 carenze (45 per l’insegnamento comune e 8 posti di sostegno) che diventano addirittura un centinaio (80 docenti per l’insegnamento comune e 19 di sostegno) se si parla di scuola secondaria di secondo grado.

«Si registrano - ha spiegato Antonella Turcatti, segretaria della Cgil scuola di Sondrio – problematiche in ogni ordine, specie per quanto riguarda le scuole di primo e secondo grado. Ci sono pochi percorsi abilitanti all’insegnamento e per a provincia di Sondrio, queste difficoltà di reclutamento sono acuite dalla complessità geografica del territorio che fa sì che molti rinuncino al ruolo».

«Mancano le graduatorie - ha fatto eco Giovanna Bagiotti , segretaria della Cisl scuola di Sondrio -, di conseguenza il personale. Una situazione relativa anche e soprattutto ai posti di sostegno. Molti in questi giorni sono venuti nei nostri uffici per fare la cosiddetta “messa a disposizione”, ma proprio i posti di sostegno rischiano di essere in larga parte coperti da chi non ha i titoli».


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