Scomparso, stop alle ricerche a tappeto
Decine di uomini al lavoro per giorni nella zona del rifugio, ora si cambia registro

Scomparso, stop alle ricerche a tappeto

Ieri vertice sulle indagini: il centro di coordinamento è stato spostato nella caserma dell’Arma a Chiesa. «Ora si prosegue con modalità tecniche più specifiche» - Al vaglio le testimonianze e le informazioni raccolte.

A una settimana esatta dalla scomparsa è ancora fitto il mistero sulla scomparsa di Mattia Mingarelli, il trentenne comasco salito in Valmalenco venerdì scorso del quale si sono perse le tracce nel tardo pomeriggio di otto giorni fa in località Barchi, a quota 1700 metri.

Battuta a tappeto per giorni un’ampia zona intorno alla baita che la famiglia del ragazzo aveva preso in affitto e al rifugio “Ai Barchi”, dove è stato visto per l’ultima volta. Inutilmente. Così come non è servito nei giorni scorsi il fiuto dei cani molecolari. Di Mattia non c’è traccia. Proprio per fare il punto sulle indagini si è tenuto ieri pomeriggio in prefettura a Sondrio un tavolo tecnico al quale hanno partecipato il prefetto Giuseppe Mario Scalia, il procuratore capo, i vertici delle forze dell’ordine, della protezione civile, del soccorso alpino e di Areu 118. Prefetto e procuratore hanno ringraziato per il notevole impegno profuso finora da un team composto da circa 50 persone per ogni giorno di ricerca. «È stata controllata un’ampia area - sottolinea il prefetto - nonostante le avverse condizioni meteo, con l’ausilio di unità cinofile altamente specializzate, di due droni e di un elicottero che ha effettuato diversi sorvoli». A questo punto, si cambia registro. Al termine della riunione di ieri si è deciso di «proseguire le ricerche con modalità tecniche più specifiche e per ragioni investigative il centro di coordinamento viene spostato presso il Comando dei carabinieri di Chiesa in Valmalenco».

Niente più ricerche a tappeto dunque, anche se gli inquirenti proseguiranno la verifiche in determinate zone, sulla base di quanto è emerso finora ed emergerà nei prossimi giorni dalle indagini. Non c’è una pista più accreditata di un’altra per ora, ma considerato che la zona è stata ripetutamente battuta non si può escludere che il comasco si sia allontanato da lì. Volontariamente? In compagnia o costretto da qualcuno? Non è dato sapere. Al momento non si ipotizzano reati e non ci sono persone indagate.

Tanti gli interrogativi senza risposta. A Chiesa nessuno sa darsi una spiegazione di quanto accaduto; abbiamo fatto un giro delle principali attività commerciali del paese e nessuno si ricorda di averlo mai visto né incontrato: «Mai visto - afferma Beppe - uno dei cuochi del ristorante Totò, un locale molto frequentato dove in genere ogni turista è stato almeno una volta -. Di gente ne vedo passare tanta, tutti i giorni, ma sinceramente non credo di aver mai visto quel ragazzo; probabilmente non era solito frequentare il paese». Per William - uno dei principali commercianti della via Roma - «è un vero mistero. Può anche essere arrivata una macchina da fuori e averlo portato via. Il fatto che i cani usati per le ricerche arrivino sempre fino a un certo punto e poi tornino indietro può far pensare che ci possa essere stato un qualche mezzo che abbia prelevato il ragazzo. Se fosse successo qualcosa ai Barchi, se si fosse fatto male o se avesse avuto un malore da quelle parti, sarebbe ancora lì e l’avrebbero già trovato, visto che non c’è ancora tanta neve». «Quel che non capisco è perché sequestrare il rifugio Ai Barchi» si chiede una signora mentre, spostandoci in un bar poco distante, incontriamo Paolo: «Mai visto, non frequentava il paese, è evidente. Probabilmente affitta quella baita e preferisce restare in quota. Escludo categoricamente il coinvolgimento di qualcuno del posto; secondo me si dovrebbe indagare sugli ambienti che frequentava fuori dalla Valmalenco: oggigiorno chiunque può facilmente sapere dove ti trovi e cosa stai facendo in un determinato momento, è sufficiente seguire il profilo social di una persona per saperlo. Per me non è più lì».

Per il sindaco di Chiesa in Valmalenco Renata Petrella «il caso resta un mistero, è veramente una sparizione anomala. Nella storia di Chiesa in Valmalenco mai si è verificata una situazione del genere. Posso soltanto dire che bisogna confidare nelle forze dell’ordine e lasciarle lavorare». n 


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