Sci, verso il rinvio  «Ci diano risposte  almeno sul protocollo»
Le piste illuminate di Aprica

Sci, verso il rinvio

«Ci diano risposte

almeno sul protocollo»

Impianti fermi Le Regioni chiedono al governo un impegno preciso sui ristori in caso di slittamento

Impianti di sci: si prospetta un nuovo rinvio dell’apertura, notizia che non è stata certa presa bene in Lombardia e in Valtellina, dove le reazioni non si sono fatte attendere.

«Prendiamo atto dell’ipotesi annunciata dal Governo di un nuovo rinvio dell’apertura degli impianti di risalita (prevista nell’attuale Dpcm il 18 gennaio) e del conseguente incremento della crisi di tutto il comparto turistico invernale della montagna, e chiediamo al Governo di assumere un impegno serio nei confronti di questo settore, garantendo ristori certi, immediati e proporzionati alle perdite subite».

A chiederlo sono i rappresentanti delle Regioni (per la Lombardia l’assessore Massimo Sertori e il sottosegretario Antonio Rossi), che lunedì hanno partecipato alla Commissione speciale turismo della conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

All’ordine del giorno il protocollo e le linee guida di utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici, testo che sarà sottoposto alla valutazione da parte del Comitato tecnico scientifico del Governo.

E anche in provincia di Sondrio, ovviamente, l’argomento è all’ordine del giorno. Non solo non c’è una data certa di apertura e timori sulle possibilità di spostamento, ma il protocollo consegnato mesi fa al Comitato tecnico scientifico non è stato ancora approvato.

«Stiamo attendendo una risposta con ansia, ma ad ormai due mesi dalla nostra prima proposta non ci è dato sapere che riscontro abbia avuto da parte del Cts» commenta Marco Rocca amministratore delegato del Mottolino di Livigno, l’impianto più grosso in termini di introiti della provincia, e consigliere regionale e nazionale di Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari), sodalizio che rappresenta il 90% degli impianti a livello nazionale ma anche provinciale.

«Regole certe»

«Siamo ormai tutti molto preoccupati perché la data del 18 sembra ormai slittare ulteriormente e non avendo una data certa sulle aperture ci mette tutti in seria difficoltà, oltre che organizzativa anche di liquidità delle nostre aziende. Siamo tutti desiderosi di ripartire e di farlo prima possibile - continua Rocca - ma per farlo abbiamo bisogno di regole certe e non di farci aprire per poi chiudere qualche giorno dopo per passaggio a zone diverse dalla gialla».

« Durante i lavori della Commissione - si legge infatti nel documento - sono emerse le richieste che saranno avanzate al Governo, in particolare una data garantita di apertura, ristori certi e immediati e proporzionati al minor fatturato della stagione agli impianti di risalita e a tutte le attività correlate (rifugi, alberghi, maestri di sci, servizi, ecc)».

Certezze

«Stabilita una data certa sarà necessario dare continuità all’attività degli impianti di risalita nel rispetto delle limitazioni previste dalle linee guida del protocollo approvato dal Cts. La dinamica della diffusione del virus, e quindi la suddivisione delle zone a colori, determinerà, le relative limitazione in ordine alla mobilità delle persone piuttosto che al restringimento dei servizi.»

Tutto il turismo legato alla montagna, in condizioni normali, sviluppa almeno 20 miliardi di euro durante una stagione invernale. «Si tratta di un comparto che oggi soffre alcuni miliardi di mancato fatturato - si legge ancora del documento - e che rischia, a crisi epidemica finita, di non avere più la forza di rialzars».


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