Sci fermo un altro mese:   «Per noi è il de profundis»
Un’immagine desolante: la funivia del Palù sale vuota (Foto by gianatti)

Sci fermo un altro mese:

«Per noi è il de profundis»

Impianti di risalita, stop fino al 15 febbraio. Rotti: «Non so se potremo mai più rialzarci da questa situazione»

«Siamo al de profundis della stagione dello sci. Non so, se potremo mai rialzarci dalla situazione in cui siamo finiti, causa la pandemia, sì, ma anche i continui rinvii di un’apertura della stagione che, a questo punto, vediamo troppo lontana».

E’ prossimo a gettare la spugna Mario Rotti, presidente della Ski-area Valchiavenna, ma, come lui, tutti gli impiantisti di casa nostra, costretti ad incassare, ieri mattina, l’ennesimo rinvio di un’apertura di stagione che va sempre più sfumando.

Dal primo rinvio al giorno 13 dicembre, al secondo, al giorno 20, poi, al 7 gennaio, quindi, a lunedì prossimo, 18 gennaio. Ma, data da giorni fortemente in bilico, è stata cassata dal nuovo Dpcm, Decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri, che rinvia al 15 febbraio, con apertura, però, subordinata al benestare del Comitato tecnico scientifico «che - rincara Rotti -, ad oggi, nei nostri confronti, non si è mai espresso».

Le famose “Linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni sciistiche a beneficio degli sciatori amatoriali”, nonostante tutte le messe a punto concordate fra gli operatori del settore, Anef e Federfuni, in rappresentanza delle categorie degli impiantisti, e recepiti dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, sono rimasti lettera morta.

«Restava solo da definire il numero degli sciatori che potevano accedere al comprensorio - assicura Mario Formento, presidente nazionale Federfuni -, poi, per il resto, eravano tutti d’accordo circa distanziamento alle biglietterie, gestione delle code, contingentamento al 50% di funivie e cabinovie. A questo punto, cosa dire? Vale la pena concentrarsi sui ristori».

A questo, ormai, guardano anche gli impiantisti di casa nostra, anche se, in fondo in fondo, un po’ ci sperano ancora.

«Noi abbiamo le piste pronte da mesi, perfette - dice Marco Garbin, direttore della Skiarea Valchiavenna -, per cui, se ci dovessero dire, al 15 febbraio, si parte, siamo pronti. Però, ora, è davvero dura».

Al punto che Ski-area Valchiavenna, da lunedì, per un mese, abbassa le saracinesche. I 25 dipendenti fissi andranno, probabilmente in cassa integrazione, i 60 stagionali restano al palo. Una debacle senza precedenti.

E non che altrove vada meglio. Domenico Cioccarelli, amministratore delegato della Siba, Società impianti Belviso, di Aprica, è prostrato.

«Siamo allo sfacelo - dice -, mai vista Aprica ridotta in questo modo. Piste vuote, ma non solo. Abbiamo i rifugi in quota con la merce che marcisce nelle cantine, portata su in ottobre, perché non si poteva fare diversamente. Mi è arrivata una bolletta dell’elettricità di quasi 10mila euro per l’ innevamento artificiale di un impianto e ne avrò introitati 100. Si fa quel poco per permettere agli sci club di far allenare i loro ragazzi. Poi, si, fanno gare, domani e dopo ce ne sono due, anche importanti, ma, questo non è business. Andiamo in perdita, e basta. Ormai, speriamo solo nei ristori».

E a questi ultimi guarda anche Marco Rocca, ad della società Mottolino di Livigno. Una grossa realtà che quest’inverno, il business lo vede col binocolo. «Confidiamo, ormai, nei ristori, altro non saprei. Non so se varrà la pena puntare al 15 febbraio, è in la nella stagione e, poi, chissà, se sarà davvero quella buona. Noi teniamo aperto solo lo snowpark, perché abbiamo una 70ina di atleti che arrivano ad allenarsi da tutto il mondo e ci spiace non dare questa possibilità. Ed è aperta anche la pista di Trepalle. Così come sta tenendo aperto la Sitas, in centro, e due piccoli skilift. Ma non può fare la differenza, sia chiaro».


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