Sbarra sulla strada per Uschione  Infuriati turisti e gestore del rifugio
La strada che sale da Prata e poi si dirama verso Uschione e Lottano

Sbarra sulla strada per Uschione

Infuriati turisti e gestore del rifugio

Chiavenna, la lettera di disappunto di un’escursionista solleva la polemica mai sopita. De Pedrini: «Ne va dell’immagine della località, bisogna eliminare quella barriera».

Tutto parte dalla lettera di una turista, ma il caso covava da tempo sotto la cenere. La sbarra che chiude al transito la pista per arrivare al borgo di Uschione va rimossa. Ne è convinto il gestore del rifugio Uschione, in gestione dalla Comunità montana, Fabrizio De Pedrini. Ma a pensarla così non è solo lui. Si perdono turisti e la sbarra costituisce un’evidente barriera architettonica. Tanto che recentemente una turista ha scritto una lettera di protesta dopo non essere riuscita a passare: «Sono salita in bicicletta con attaccato il carrello porta bambini - si legge -. Ho trovato la sbarra chiusa a chiave. Inoltre al passaggio pedonale sono stati messi dei massi che rendono impossibile far passare il carrello o un eventuale passeggino. È da anni che vado in vacanza in Alto Adige e non mi è mai capitato di trovare una strada chiusa da una sbarra, ma un semplice cartello stradale che si fa rispettare. Inoltre lo stesso problema si pone per una persona disabile su una carrozzina».

La situazione a Uschione è parecchio complessa. Per raggiungere la località bisogna prima passare sulla strada comunale di Prata Camportaccio. Quindi, giunti alla sbarra, si entra nel tratto di competenza del Consorzio di Uschione che termina quasi subito per lasciare spazio a quello di competenza del Consorzio di Pradella. Comune di Piuro. Un bel caos. La sbarra è posizionata all’inizio della pista vera e propria e l’accesso è consentito solo ai frazionisti o prendendo la chiave in un paio di esercizi pubblici di Prata al costo non indifferente di 10 euro. Un sistema che ormai è stato abbandonato da tutti o quasi in Valchiavenna. Tanto più che a Uschione da qualche anno ci sono ben due attività di ristorazione. Una anche con camere.

«Da tempo – commenta De Pedrini – chiediamo che sia risolta questa situazione, che fa perdere clienti e non giova all’immagine della località».

La richiesta è arrivata sul tavolo sia del Comune di Chiavenna sia della Comunità montana. In realtà nessuno dei due enti è titolare del tracciato, ma è evidente come la questione abbia un carattere “pubblico”. Anche perché le piste non sono state realizzate con soli contributi privati: «Conosciamo la situazione – spiega il vicesindaco di Chiavenna Davide Trussoni – e almeno per quanto riguarda gli enti locali abbiamo trovato un accordo. Ora si tratta di sedersi attorno a un tavolo con i consorzi». La soluzione potrebbe venire da Isola di Madesimo. Lì per accedere alla Val Febbraro si acquista direttamente un ticket da macchinette automatiche. Il divieto è ben segnalato e gli abusi sembrano essere ridotti al minimo. Niente sbarre. Altrove, come nella frequentatissima Val Bodengo, il varco è “protetto” da un sistema di lettura delle targhe. Se non hai il biglietto ti arriva la multa a casa.


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