Santuario salvo, ma i danni a San Giacomo Filippo sono rilevanti
Un’immagine dell’interno del santuario di GallivaggioFoto Il Settimanale della Diocesi di Como

Santuario salvo, ma i danni a San Giacomo Filippo sono rilevanti

Il vescovo Cantoni è entrato nell’edificio e parla di un impatto emotivamente molto forte

Anche se il santuario è salvo, per la chiesa di Gallivaggio le conseguenze della caduta di 10mila metri cubi di roccia sono rilevanti. Sono passati 45 giorni dalla frana del 29 maggio e finalmente alcuni sacerdoti della diocesi di Como - come si legge sull’ultimo numero del Settimanale della Diocesi di Como - hanno avuto la possibilità di entrare nell’edificio e di effettuare un approfondito sopralluogo. Secondo quanto affermato da don Andrea Straffi dell’ufficio arte sacra della diocesi i danni richiederanno interventi importanti, tempo e risorse economiche. Anche il vescovo monsignor Oscar Cantoni, accompagnato dal rettore don Casimiro Digoncelli, ha visitato Gallivaggio e ha raccontato che l’impatto è stato emotivamente molto forte. Le criticità, infatti, non mancano.

La prima è rappresentata dal tetto. Ci sono tre grossi buchi, ai quali si sommano le numerose tegole rovinate. Come emerso dalle immagini scattate con le camere posizionate sui droni, per contenere le infiltrazioni d’acqua è stata collocata una protezione provvisoria. Presto sarà sostituita da una più stabile. Per quanto riguarda le pareti, servirà un telaio in acciaio per un primo rinforzo, in attesa di un consolidamento generale. I blocchi caduti dalla parete alta ben 400 metri hanno rovinato la zona dei confessionali e un affresco. Buona parte delle opere d’arte era stata spostata prima del crollo, in modo da evitare ulteriori problemi, e questa scelta si è rivelata senza dubbio preziosa. Purtroppo la casa parrocchiale e il cimitero, come si era capito sin dal pomeriggio dello smottamento, sono stati danneggiati in modo molto serio. Nonostante lo stato di emergenza e l’impegno della Regione sul fronte della viabilità e della sicurezza, finora non ci sono indicazioni sui criteri per le coperture economiche degli interventi. Intanto, mentre si può transitare sulla statale 36 dalle 5 alle 21,30, proseguono i lavori per la realizzazione del bypass. Secondo le indicazioni fornite dagli enti locali, si concluderanno entro il 27 luglio.

A tre mesi dall’allarme del 13 aprile, ora l’attesa per il transito ventiquattrore su ventiquattro è di due settimane. Si lavora anche sulla parete, con il disgaggio dei blocchi rimasti pericolanti, il posizionamento di nuove reti e la sistemazione del vallo paramassi. Un’opera, quest’ultima, realizzata per tempo, che ha svolto in modo efficace la propria funzione e ha permesso di evitare conseguenze ancora più rilevanti.


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