Sanità, un arretrato  di 50 mila esami  Da recuperare ora
In Valtellina 54 mila esami in arretrato a causa del coronavirus

Sanità, un arretrato

di 50 mila esami

Da recuperare ora

l direttore Asst spiega i ritardi negli ambulatori

Valtellina

Del crollo vertiginoso delle prestazioni ambulatoriali (visite specialistiche ed esami) nel corso dei mesi clou della pandemia da covid, e delle sue conseguenze sulle liste d’attesa attuali ha parlato, venerdì scorso, in conferenza stampa, a Sondalo, il direttore generale di Asst Valtellina e Alto Lario, Tommaso Saporito. In difesa del proprio personale e della propria azienda, certo, ma anche per spiegare alla popolazione cosa è accaduto, cosa sta accadendo.

Emblematici i dati rappresentati. Frutto di un contenimento delle prestazioni ambulatoriali, in tutta l’azienda, da marzo a maggio, con la sola erogazione delle richieste urgenti, cioè da effettuare entro le 48 e le 72 ore, o in 10 giorni.

«Nel 2019 - ha detto Saporito - abbiamo avuto una media di prestazioni ambulatoriali medie mensili, esclusi gli esami di laboratorio, di 10mila a Sondalo, 27mila a Sondrio, 9mila a Morbegno, 4.700 a Chiavenna, 2mila a Tirano, 1.200 a Dongo, 900 a Bormio e 450 a Livigno. Medie, che, a gennaio, sono state rispettate, e, tutto sommato, anche a febbraio. È a marzo, che è intervenuto il crollo. Siamo passati a 12mila prestazioni medie mese a Sondrio, a 3.500 a Sondalo, e, peggio, ad aprile, 5.800 a Sondrio e 1.300 a Sondalo».

Solo su Sondrio e Sondalo (perché, poi ci sono tutti gli altri territori, pure in sofferenza), quindi, mancano all’appello 51.400 prestazioni, fra visite ed esami, da recuperare. Persone che sono state chiamate già a fine febbraio-inizio marzo, avvisandole che la prestazione doveva essere temporaneamente sospesa in attesa di poterla riprogrammare a emergenza rientrata.

«Questa riprogrammazione è iniziata da maggio - spiega Saporito -quando abbiamo iniziato a risalire, pian piano, la china, accettando anche le prenotazioni a 30 e 60 giorni. Però, vorrei far capire alla popolazione, che l’arretrato non dipende da noi».


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