«Sanità provinciale, specialità diverse per ogni ospedale»

«Sanità provinciale, specialità diverse per ogni ospedale»

“No” ad un ospedale unico in provincia e “sì” al potenziamento delle peculiarità dei presidi principali dell’Asst e, in particolare, degli ospedali di Sondrio e Sondalo per creare «una sanità di montagna unitaria e non concorrenziale che eviti inutili doppioni».

Questa la presa di posizione sul futuro della sanità locale del Comitato a difesa della sanità di montagna “Io sto con il Morelli”, espressa in un documento inviato al Politecnico di Milano, soggetto che ha avuto l’incarico dalla Regione di progettare la riqualificazione della rete ospedaliera della Valle.

Il Comitato parte dalla sua proposta: quella di suddividere le specialità esistenti. Al presidio di Sondrio andrebbero le attività di unità operative nel campo della cura dei tumori. «Questa ipotesi è basata sul fatto che, ad oggi, il presidio di Sondrio è già sede di servizi di supporto specifici come medicina nucleare e radioterapia, oncologia medica - afferma il coordinatore del Comitato, Pietro Del Simone -. Il presidio, pertanto, deve provvedere alle prestazioni maggiori della chirurgia generale, compresa quella senologica che vede, oggi, un elevato ricorso a presidi fuori provincia. Vanno potenziate la chirurgia ginecologica, otorinolaringoiatrica ed oculistica. Il reparto di urologia, visti gli ottimi risultati, dovrebbe essere razionalizzato con unica ubicazione all’ospedale di Sondrio».

Per il presidio di Sondalo invece si pensa a sede di attività di tipo pneumologico, ortopedico, traumatologico, neurologico e neurochirurgico con le attività riabilitative di lunga degenza, senza escludere le altre realtà chirurgiche di riferimento (chirurgia toracica, vascolare, neurochirurgica), in modo da creare un “trauma center” in grado di fornire risposte al territorio di competenza, vicino peraltro a zone a forte impatto turistico, per lo più sportivo.

Un approfondimento andrà fatto per Chiavenna e Morbegno. Una soluzione, questa, che «non prevede i grandi investimenti economici che comporta l’ospedale unico (investimenti non su muri e strutture), ma su tecnologie e risorse umane che garantiranno in tempi brevi risposte sanitarie, efficienti come la gente va a chiedendo da tempo - prosegue Del Simone -. Un po’ provocatoriamente ci chiediamo se, con una prevedibile Olimpiade invernale alle porte, una struttura sanitaria distante più di 100 km dall’area delle gare possa garantire eventuali adeguati e tempestivi interventi».


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