«Sanità, l’ira dell’Alta Valle
Sondrio non è più centrale»

Angelo Cacciotto, sindaco di Valfurva: ormai i punti di riferimento sono Sondalo e Gravedona. «Rassicurazioni della Regione sul Morelli, poi non è stato fatto nulla. Comportamento scorretto, presi in giro»

«In cinquant’anni non ho mai visto il Morelli di Sondalo trattato in questo modo». Parola di Angelo Cacciotto, sindaco di Valfurva, originario di Alghero, Sassari, giunto a Bormio, cinquant’anni fa, in servizio alla Guardia di finanza. Qui ha trovato la donna che sarebbe diventata sua moglie, e ha preso casa nella sua, ormai, Valfurva, tanto da diventarne anche sindaco. Per lui il 2020 sarà un anno da annoverare negli annali, perché a cambiargli letteralmente la vita ci ha pensato il covid.

Ed ora, che l’emergenza covid è superata, se non definitivamente, almeno fino ai prossimi freddi, cosa resta del centro covid sondalino? «Niente. È calato il silenzio - dice Cacciotto -. Sì, i sindaci e il Comitato sono stati ricevuti in Regione. Io non sono potuto andare, perché ancora non me la sento di affrontare situazioni particolari, il covid ha lasciato il segno. Per noi c’era il vicesindaco Luca Bellotti. Grandi rassicurazioni circa il ritorno allo status quo ante, al rientro delle Alte specialità, al mantenimento dell’Unità spinale, nessun problema, sulla carta. Solo che la realtà è diversa. La realtà è che nulla, sottolineo, nulla, si è mosso. E questo, lo scriva, glielo dico chiaro, è un comportamento scorretto nei confronti di noi sindaci e della nostra popolazione. Probabilmente contiamo meno di zero».

A non tornare, al sindaco di Valfurva, è anche il rimando alla centralità di Sondrio fatto da Marco Scaramellini, sindaco di Sondrio e presidente della Conferenza dei sindaci sulla sanità. «Sul piano geografico, territoriale, d’accordo, capiamo tutti che Sondrio è centrale - dice -, ma non a livello sanitario. Perché, ora, i poli sanitari di riferimento della popolazione sono Sondalo per Media e Alta Valle, e Gravedona per Bassa valle e Valchiavenna. Entrambi hanno polarizzato la popolazione dei due macro territori e a Sondrio è rimasto ben poco, quanto a bacino di utenza. Questa è la realtà».

«Dico solo questo - conclude Caciotto -. C’è una struttura, il Morelli, che, ad oggi, è smembrata delle sue eccellenze. A noi sembra fortemente a rischio chiusura. Come mai prima. Ciò che è stato spostato a Sondrio, non è più rientrato e non sembra stia rientrando. Ci si dica chiaramente cosa di vuole fare. Mantenere o non mantenere l’ospedale? A noi sembra che, nel bene e nel male, un simile nosocomio non possa essere dismesso. Tuttavia chiediamo patti chiari. Progetti concreti, condivisi e che non restino sulla carta. Basta prese in giro».

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