«Sanità, la Valle non accetta servizi di serie B»
L’incontro in Provincia di mercoledì pomeriggio

«Sanità, la Valle non accetta servizi di serie B»

Della Bitta:«I sindaci dimostrino responsabilità. All’incontro con Gallera presenti solo in 29, ma finalmente tutti compatti»

Niente più campanilismi, ma quel balzava agli occhi ieri nell’incontro a palazzo Muzio era l’esiguo numero di sindaci valtellinesi e valchiavennaschi presenti: solo 29 (su 77) e 20 invece i primi cittadini di Alto Lario e Valcamonica. Decisamente pochi considerato il tema di cui si discuteva.

«In effetti mi ha stupito l’assenza di così tanti sindaci - commenta il primo cittadino di Chiavenna e presidente della Provincia Luca Della Bitta -. Mi sento sicuramente si fare un appello a una maggiore responsabilità dei sindaci in questo momento decisivo. Non è un problema di singole realtà ma di tutti. Non c’è solo la questione del punto nascita di Chiavenna a rischio chiusura, ma il futuro di tutti i presidi ospedalieri». «Oggi il ragionamento è di carattere provinciale - sottolinea Della Bitta -, i sindaci del territorio hanno già dimostrato un senso di responsabilità importante e hanno condiviso un passaggio storico: il fatto di dedicare in una legge regionale un’attenzione specifica alla sanità di montagna. Il vero problema è che questo è rimasto un proclama. Di fatto abbiamo assistito a un indebolimento di tutti i presidi. Siamo arrivati a un bivio. Dobbiamo decidere se la gente di montagna ha diritto ad avere i servizi come gli altri territori o deve accettare si rassegnarsi ad avere servizi di serie B. Mi pare ovvia la scelta».

Superata la fase delle divisioni interne, dunque, c’è un interesse comune da portare avanti e potremmo essere vicini a una svolta. «È cambiato il governo - sottolinea Della Bitta -. Se c’è un ostacolo a livello nazionale la Regione Lombardia porti avanti nel suo percorso per l’autonomia le istanze necessarie per avere fondi, medici, servizi. Oggi tra noi sindaci i campanilismi sono superati: tutti difendiamo tutto. Chiediamo che i servizi essenziali e che fanno vivere il territorio siano garantiti. Siamo con i cittadini e le loro legittime richieste. Se tutto il percorso fatto finora ha un senso, adesso si deve tradurre non nel depauperamento ma nel potenziamento dei servizi sanitari».

Morbegno, Chiavenna, Sondalo: ciascun sindaco ieri ha ribadito quella che è una posizione unitaria del territorio. Serve un modello che dia risposte concrete ed efficaci, altrimenti la gente deciderà sempre più di abbandonare la montagna. «La Regione chieda a livello nazionale la modifica di quel che va modificato e si costruisca un modello che garantisca servizi di qualità. Nascere ed essere curati sono servizi essenziali. In Valchiavenna, con la chiusura del punto nascita ci sarebbero distanze insostenibili. Si possono fare tutti i servizi di accompagnamento che si vogliono, ma il tempo di percorrenza da Madesimo a Sondrio è ben lontano da quelle necessarie garanzie per affrontare serenamente la gravidanza e i giorni del parto...».

«Non sono un tecnico per dire quale sia la soluzione - conclude -, ma limitarsi ad attenersi a un parametro numerico che mette sullo stesso piano Milano e un paese di montagna mi pare una presa in giro. Non è in discussione il punto nascita di Chiavenna ma il futuro di tutto il presidio. E poi toccherà a Sondalo e già oggi anche a Sondrio ci sono situazioni di altissima criticità. È cambiato il governo: nel percorso di autonomia di Regione Lombardia questa può essere un’occasione. O ci rassegniamo, cosa che di certo non facciamo, o cerchiamo di cambiare le regole nazionali».


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