«Sanità di montagna servono criteri speciali»

«Sanità di montagna servono criteri speciali»

Riconoscimento non soltanto nel nome, ma anche nei fatti concreti e sindaci che devono essere i primi protagonisti delle scelte di organizzazione dei servizi sul territorio attraverso gli strumenti istituzionalmente riconosciuti.

Viaggia su questo doppio binario l’intervento di Alcide Molteni, primo cittadino di Sondrio, neo eletto presidente della conferenza dei sindaci, all’indomani della presentazione alla stampa del Poas (piano di organizzazione aziendale strategico) dell’Azienda socio sanitaria territoriale (Asst) e alla vigilia del consiglio di rappresentanza convocato per il 22 novembre. Con una convocazione, peraltro, antecedente all’illustrazione del piano ai media.

Cambiano le sigle, ma i problemi restano gli stessi quando si parla della possibilità dei sindaci di incidere in maniera significativa su una materia fondamentale come quella della sanità e dei servizi sociali. «I sindaci devono essere i primi a conoscere e a poter intervenire, il loro ruolo deve essere riconosciuto e rispettato» dice Molteni. E per farlo basta affidarsi agli strumenti esistenti - dalla conferenza dei sindaci, ai distretti, fino agli ambiti - e a quelli che già in passato hanno dimostrato di funzionare come il tavolo provinciale sulla sanità.

Nessun commento sul Poas, Molteni fa una riflessione di carattere generale che dovrebbe informare ogni scelta in ambito socio sanitario: «Se la nostra si chiama Ats di montagna, allora bisogna che la sanità venga trattata qui in maniera differente che altrove». Tradotto: non soltanto risorse aggiuntive com’è previsto per la sperimentazione , ma anche criteri diversi per il loro utilizzo. Come, per esempio, nel caso dei contratti di assunzione dei medici visto lo scarso appeal del territorio.


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