Sanità di montagna bocciata e chiusura punto nascita. Della Bitta: «Un fallimento»
Luca Della Bitta, primo cittadino di Chiavenna e presidente della Provincia, ha ribadito «anche a nome di tutti gli altri sindaci, che questa scelta di Regione Lombardia non è condivisa dai rappresentanti di questo territorio

Sanità di montagna bocciata e chiusura punto nascita. Della Bitta: «Un fallimento»

Alla presenza dei colleghi di Gordona, Villa, Prata, Chiavenna, Campodolcino, Verceia, Piuro e Samolaco, Patrizia Pilatti, rappresentante della conferenza dei sindaci, ha espresso la posizione degli enti locali sulla chiusura del punto nascita.

«Siamo andati a Milano, convocati d’urgenza, per discutere, invece ci siamo trovati la tavola apparecchiata con un menù che proprio non ci piace». Ieri sera i sindaci della Valchiavenna, reduci dalla storica – e purtroppo non per aspetti positivi – trasferta nella sede della Regione hanno esposto il proprio punto di vista sulla situazione.

Alla presenza dei colleghi di Gordona, Villa, Prata, Chiavenna, Campodolcino, Verceia, Piuro e Samolaco, Patrizia Pilatti, rappresentante della conferenza dei sindaci, ha espresso la posizione degli enti locali sulla chiusura del punto nascita che ha ben meno di 500 parti all’anno (sono stati 108 nel 2017 e finora 70). «Avevamo chiesto di avere un confronto con l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera, ce lo aspettavamo anche sulla base dell’incontro del 4 luglio – ha spiegato -. Ci hanno presentato i numeri, sono positivi per Gravedona e purtroppo non lo sono per Chiavenna. E il tavolo che ci hanno apparecchiato non è stato quello che avremmo voluto. Quello che doveva essere per noi un momento di confronto è stata l’occasione della comunicazione scelta della Regione».

Luca Della Bitta, primo cittadino di Chiavenna e presidente della Provincia, ha ribadito «anche a nome di tutti gli altri sindaci, che questa scelta di Regione Lombardia non è condivisa dai rappresentanti di questo territorio: chi la prenderà ne pagherà le conseguenze in termini di responsabilità personali».

La bocciatura della cosiddetta sanità di montagna è stata netta. «Ci sembrò un passo importante, da tradurre in scelte importanti - ha aggiunto Della Bitta -. Ora di fatto è stata per noi un fallimento. Fino ad oggi i risultati sul territorio a Chiavenna e nelle altre realtà provinciali dimostrano che l’offerta si è impoverita. Quella che avrebbe dovuto essere un’opportunità è stata il contrario. Se il problema è l’assenza dei medici, si trovino soluzioni efficaci».

Per quanto riguarda il piano di rilancio di ciò che resta nell’ospedale e delle eventuali sinergie i sindaci hanno assicurato che vigileranno già nelle prossime settimane. Ma il clima in sala non è sembrato di fiducia, anzi. Nel corso della serata hanno espresso pareri critici anche altri sindaci – Massimiliano Tam di Villa di Chiavenna e Davide Tarabini di Prata Camportaccio in particolare -, mentre si sono limitate ad ascoltare gli interventi degli amministratori le rappresentanti del comitato “Insieme per l’ospedale”. Con il volto scuro, hanno visto presentare quello scenario che per anni, unendo persone di tutta la valle e non solo, hanno cercato di evitare. La notizia della chiusura del punto nascite, diffusa anche dal sito de «La Provincia» nel pomeriggio di ieri, è stata condivisa sul web e sui social network. Si è registrata anche una situazione paradossale. Il nostro articolo, insieme a vari altri post del comitato e di singoli utenti, è stato cancellato dal social network su alcune pagine in quanto ritenuto – chiaramente senza alcun fondamento - “spam”.


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