Sanità da rivedere: «Iniziamo a tornare  nei nostri confini»
Alcide Molteni e Giulio Gallera in occasione di una delle visite dell’assessore a Sondrio

Sanità da rivedere: «Iniziamo a tornare

nei nostri confini»

Molteni ricorda come subito l’allargamento a Valle Camonica e Alto Lario fosse stato criticato. «Adesso Gallera ci ripensa? Meglio tardi che mai».

«La sanità torna nei confini provinciali? Meglio tardi che mai purché il ripensamento non sia soltanto il tentativo di accontentare qualcuno, ma il frutto di un ragionamento più ampio». A prendere la parola sul tema dell’organizzazione socio sanitaria locale, in questi giorni in cui dibattito e polemica sono tornati a farsi sentire, è Alcide Molteni, sindaco di Sondrio, nel suo ruolo di presidente del consiglio di rappresentanza dell’Ats della montagna.

«Credo che sia utile ricordare - dice Molteni - che da subito segnalammo come l’esperimento di accorpare Sondrio all’Alto Lario e alla Valcamonica fosse fuori luogo innanzitutto in virtù del riconoscimento di provincia interamente montana sancito da una legge nazionale e recepito anche dalla Regione. Uno status che avrebbe dovuto indicare a Milano una via differente per la sanità così come è stato per i trasporti, ad esempio. La Regione non ha voluto ascoltare creando questo mostro con tutti dentro che però si è rivelato ingestibile».

I contraccolpi maggiori si sono registrati in ambito ospedaliero. «L’organizzazione della rete delle nostre strutture ha risentito pesantemente della presenza di Gravedona e Menaggio - prosegue Molteni -. Tra l’altro Gravedona, ospedale privato, è del tutto inusuale per noi e di fatto ha creato scompensi con spostamenti massicci fuori dal nostro territorio».

Un territorio difficile che deve vedersela con problemi non risolti e che, anzi, sembrano aggravarsi come quello delle liste d’attesa sempre più lunghe e di gestione complicata che hanno spinto molte persone a rivolgersi al privato, «indebolendo così la sanità pubblica», e della carenza di personale. «Non abbiamo un numero di anestesisti sufficiente per operare in ospedale - punta il dito Molteni - e anche sul territorio siamo in gravi difficoltà-. Eppure ci siamo sempre detti che la sanità di montagna richiede una certa attenzione, un’accortezza in più. Certo se l’organizzazione fosse rimasta circoscritta nei nostri confini provinciali allora forse le cose sarebbero andate diversamente». Tempo per provare a rimediare ce n’è, soprattutto se, come pare l’assessore regionale Gallera deciderà di rivedere le scelte.

Ma a cambiare, secondo il sindaco di Sondrio, deve essere innanzitutto l’atteggiamento del territorio in sé e nei confronti della Regione. «Basta con le fughe individuali ed individualiste dei singoli comitati, pur legittimi, cavalcati di volta in volta da questo o quel politico - accusa Molteni -. Questo atteggiamento ha aumentato la debolezza del nostro territorio che per avere maggiore autorevolezza e forza deve essere compatto ed affidarsi agli organi preposti al confronto che invece vengono sistematicamente bypassati, anche dalla dirigenza dell’Azienda socio sanitaria territoriale che mostra con questo atteggiamento una certa “arroganza”».

Il territorio deve imparare ad assumersi le proprie responsabilità che significa anche abbandonare «la sudditanza nei confronti della Regione che porta a subire acriticamente ogni decisione». Un punto questo su cui Molteni spinge particolarmente «perché - spiega - adesso cittadini e comitati criticano tutti il sistema messo in piedi a Milano, ma quando è stato il momento di votare per le regionali, quel sistema l’hanno promosso».


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