Rsa, inchiesta per epidemia colposa  Serve tempo per le analisi dei periti

Rsa, inchiesta per epidemia colposa

Serve tempo per le analisi dei periti

L’inchiestaIl pm Antonelli: «Decideremo solo quando avremo una relazione dettagliata»

Non siamo ancora a una svolta nell’inchiesta per omicidio colposo ed epidemia colposa aperta in Procura a Sondrio, nell’aprile del 2020, per fare piena luce sulla gestione dell’emergenza Covid dentro le case di riposo della provincia.

«Ancora i periti a suo tempo incaricati non ci hanno consegnato gli esiti degli approfondimenti svolti - dice Elvira Antonelli, procuratore della Repubblica facente funzioni, a Sondrio - e, anzi, ci hanno chiesto, nel tempo, diverse proroghe. Che abbiamo concesso, certamente, perché comprendiamo che di accertamenti complessi si tratta, tenuto conto della mole di materiale acquisito e della delicatezza dell’argomento. Confidiamo, tuttavia, a breve, di poter contare su una relazione dettagliata, in modo da valutare e decidere nel merito».

Le dirigenze stesse della Rsa della nostra provincia, raggiunte, praticamente tutte, fra aprile e maggio 2020, dai Carabinieri del Nas di Brescia deputati al sequestro delle cartelle cliniche degli ospiti morti e ammalatisi, più volte, hanno manifestato le loro perplessità circa la gestione pratica di un’inchiesta così corposa, asserendo essere stata asportata una mole tale, di materiale, da ciascuna struttura, da richiedere molto tempo per poter essere esaminata.

Solo nelle tre realtà, inizialmente, più colpite dal Covid, con più decessi e ammalati, cioè le Rsa di Morbegno, di Chiavenna e di Teglio, le posizioni da esaminare sono molte, tenuto conto che, all’Ambrosetti Paravicini di Morbegno, i morti, Covid certificati o meno, sono stati 89 nei primi sei mesi del 2020, a Chiavenna sono stati 28, anche se sono 15 quelli attribuibili al Covid, e a Teglio sono stati 22.

Ma, salvo alcune, poche realtà, non toccate nella prima ondata, e, magari, invece, colpite in pieno nella seconda, sono parecchi i casi Covid da considerare e, per tutte le Rsa, è in atto una verifica tesa a stabilire il grado di adesione alla normativa anti Covid da parte delle dirigenze.

Si tratta, cioè, di stabilire se e quanto, le normative statali e regionali siano state seguite nelle Rsa in termini di adozione dei dispositivi di protezione e di gestione dei casi Covid o sospetti tali. Perché, il problema, ricordiamolo, è anche all’inizio della prima ondata, non si potevano fare i tamponi in Rsa e non si potevano ospedalizzare gli anziani. Ergo, le Rsa hanno agito ad armi completamente spuntate. Una tragedia immane. Diversa, invece, la gestione della seconda ondata che ha trovato tutti, più preparati, e che, anche dal punto di vista del monitoraggio da parte di Nas e Procura, è stato più strutturato.

«Non è mai venuto meno e non manca nemmeno ora - ci aveva assicurato Antonelli a dicembre - anche se non abbiamo più effettuato perquisizioni, ma è in essere un sistema di comunicazione costante, ormai automatico, fra case di riposo, Carabinieri e Procura».

Inutile dire che, anche se non ci sono iscritti sul registro degli indagati, l’attesa, fra le dirigenze delle nostre Rsa, rispetto agli esiti di queste verifiche, permane alta, così come l’auspicio che si pervenga a quella che, alcuni di loro indicano come una «depenalizzazione imprescindibile dell’emergenza Covid».


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