Roberto Dioli è tornato a casa  Il corpo recuperato in Svizzera
Tour de force ieri per l’eliambulanza del 118 che si è recata sul Disgrazia e in Val di Fex (Foto by foto gianatti)

Roberto Dioli è tornato a casa

Il corpo recuperato in Svizzera

Amici e familiari lo hanno individuato oltre la vetta del Sassa di For. Accordo diplomatico tra Procure per portare a valle la salma del caspoggino.

È tornato a casa Roberto Dioli. Da domenica i suoi resti sono stati ricomposti alla camera mortuaria di Sondrio dove già nelle prossime ore verrà eseguita l’autopsia.

Poche ore dopo la tragedia sul Disgrazia, dalla Val di Fex, in territorio elvetico, è giunta la notizia tanto attesa dagli amici e dai familiari del caspoggino di 27 anni, scomparso il 20 aprile scorso. E sono stati proprio loro a trovare Robertino, oltre la vetta del Sassa di Fora, sul versante svizzero, in Val di Fex, dove quella mattina si era recato per una discesa in free ride, sport in cui eccelleva.

Per una decina di giorni una task force di immane proporzioni - con elicotteri e unità cinofile - passò palmo a palmo l’anfiteatro ai piedi della cresta di Fora, dove una gigantesca valanga aveva fatto temere il peggio. Poi l'avvistamento di alcune tracce lasciate da uno scialpinista hanno riacceso le speranze. Queste orme portavano in quota e di lì verso la Svizzera. Una ricognizione aerea non aveva però consentito di individuare segni della presenza di Roberto oltre il confine e così le ricerche furono ufficialmente sospese. Ma gli amici ( in modo particolare Enrico Benedetti, “Beno”, e l’elicotterista Maurizio Folini) e i familiari non si sono mai arresi e da allora con caparbietà hanno ripercorso più volte a piedi quel tragitto, convinti che Roberto si trovasse in Svizzera. Hanno anche noleggiato elicotteri per sorvolare la zona tutte le volte che le condizioni meteo lo consentivano.

Ieri l’avvistamento. Il corpo del giovane operaio della Imi Fabi affiorava dalla neve, visibilmente segnato dalla valanga di lastroni che lo ha sepolto per diverse settimane.

Molto probabilmente il 27enne quella mattina salì in quota e dopo aver preso atto della valanga scesa al di qua del confine, è salito in cima per gettarsi nella neve fresca. Il resto è facile da intuire. Rischiava invece di diventare alquanto complicato il recupero dei resti, situati, di fatto, in un altro Stato. Quindi con un'altra Procura competente a cui fare riferimento per ottenere il nulla osta.

E qui l’operazione diplomatica messa in campo ieri ha dato i suoi frutti: il sostituto procuratore Luisa Russo si è accordato con il collega di Coira e ha ottenuto il benestare per riportare a valle la salma senza peraltro scomodare i soccorritori elvetici e quindi la macchina - peraltro costosa - della Rega.

E così, mentre alcuni volontari del soccorso alpino - coordinati da Valerio Rebai - erano impegnati nell’incidente sul Disgrazia, altri si sono recati - con Elia Negrini - oltre frontiera e hanno recuperato il corpo di Robertino. Nel tardo pomeriggio il compito non facile del riconoscimento. Nelle prossime ore, l’esame autoptico. Roberto se ne è andato da casa all’alba e nessuno lo ha potuto salutare. Ora saranno in tanti a volergli dire addio. Anzi, bentornato a casa.


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