Ristoranti, via libera all’aperto  «Bello, ma da noi è un problema»
Gianluca Bassola, presidente del gruppo ristoratori

Ristoranti, via libera all’aperto

«Bello, ma da noi è un problema»

L’annuncio delle nuove regole che partiranno dal 26 aprile se in zona gialla

Scuole in presenza al 100%, sì a cinema e teatri. Bassola: «Recupereremo con i pranzi»

La certezza del giallo per la Lombardia e per la provincia di Sondrio alle prese con un numero di casi in aumento ancora non c’è, ma la data per le prime riaperture quella sì.

Ad annunciarla è stato ieri il presidente del consiglio Mario Draghi nella conferenza stampa trasmessa quasi a reti unificate nel pomeriggio: dal 26 aprile, in un’Italia ancora suddivisa in zone di colore diverso, potranno tornare le zone gialle.

Un giallo rafforzato rispetto a quello a cui eravamo ormai abituati che significa precedenza all’attività all’aperto, compresa la ristorazione, sia a pranzo che a cena, stesso limite per lo sport e gli spettacoli, ma con il via libera a cinema e teatri al chiuso nel rispetto di stringenti limiti di capienza che non ci saranno nel caso di spettacoli open air. Sempre dal 26 è previsto il ritorno a scuola in presenza per tutti gli studenti, anche nelle zone arancioni e anche per l’università.

Gradualità

Da quella data in poi il governo ha individuato un percorso di gradualità: dal 15 maggio riaprono le piscine, e dal 1 giugno l’avvio di alcune attività legate alle palestre. Il 1 luglio, invece, potranno riprendere le attività fieristiche. Per gli spostamenti, invece, si pensa a un pass vaccinale sul modello di quello studiato dall’Unione europeo.

«Il governo con questa decisione, basata su dati scientifici, ha preso un rischio ragionato sui dati, in miglioramento, dalla pandemia - ha detto Draghi - ma si fonda sull’idea che i comportamenti alla base dei protocolli di riapertura siano rispettati, come l’uso delle mascherine e il distanziamento».

Quindi, ha ribadito il presidente del consiglio, «se i comportamenti saranno corretti, la probabilità che si debba tornare indietro sulle riaperture è molto bassa. Anche perché la campagna di vaccinazione continua ad andare avanti».

E dunque in un’Italia che spera di tornare a tingersi di colori più tenui rispetto al rosso e anche all’arancione, il primo segnale per le riaperture sarà già dal 26 aprile con bar e ristoranti aperti la sera già a partire dalla stessa data, ma solo con i tavoli esterni e dunque il servizio all’aperto.

Una limitazione che se poco o nulla inficia sulla ripresa delle attività dei bar, molti dei quali organizzati già da tempo con dehor e tavolini all’aperto, provoca qualche perplessità in più ai ristoratori della provincia di Sondrio dove clima e abitudini non sempre invogliano alle cene all’aperto.

E da noi?

«Le aperture serali da noi saranno piuttosto dure - dice Gianluca Bassola del “Trippi”, a capo del gruppo ristoratori dell’Unione commercio di Sondrio -. Personalmente non so se riaprirò già dal 26 aprile, ma in generale a maggio, alla sera. Significherebbe dover comprare i “funghi” per scaldare e non sono sicuro di voler fare quell’investimento. Un mese prima o un mese dopo a questo punto cambia davvero poco. Quella delle cene all’aperto è una soluzione che può andare bene nelle località di villeggiatura, nei posti caldi, ma qui da noi diventa di difficile attuazione. Il fatto è che o si può aprire o non lo si può fare. Sarebbe stato forse più utile ipotizzare la metà dei coperti dentro».

Bassola pensa anche a chi ha investito in locali con più sale interne (nelle quali il distanziamento potrebbe arrivare a 2 metri, ndr) e magari poco o nulla spazio esterno, «una brutta beffa. Una discriminazione in qualche modo» dice.

«In ogni caso - aggiunge - è importante che ci lascino cominciare a lavorare. Recupereremo a pranzo quello che non potremo fare alla sera. E poi che ci consentano di ripartire a pieno ritmo con le nostre attività e a riprendere in mano le nostre vite».


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