Risponde al telefono in classe   Sospesa un’insegnante lecchese
Non solo gli studenti, anche gli insegnanti non devono utilizzare il cellulare in classe

Risponde al telefono in classe

Sospesa un’insegnante lecchese

Un giorno di sospensione a una docente del territorio: era stata allo smartphone per pochi istanti - La Corte d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado del giudice del lavoro di Lecco

“Bocciata” la professoressa che usa il cellulare in classe. Una docente di una scuola superiore del territorio è stata sospesa per un giorno (senza stipendio) per aver risposto a una telefonata mentre si trovava in classe, durante l’ora di lezione.

A nulla sono valse le giustificazioni addotte dall’insegnante rispetto all’urgenza della comunicazione, peraltro di breve durata, dovuta ad aggiornamenti, da parte del fratello, sullo stato di salute dell’anziana madre.

La docente si è vista confermare dalla Corte d’Appello di Milano, lo scorso 3 aprile, la sentenza di primo grado del 2017 dell’allora giudice del lavoro del Tribunale di Lecco Giovanni Gatto su un episodio avvenuto in una classe terza il giorno 27 novembre 2014.

Quella mattina, tra le 8 e le 9 della mattino, la docente - queste le contestazioni del dirigente scolastico che hanno portato al provvedimento disciplinare - avrebbe «risposto al proprio cellulare durante un’interrogazione, dialogando con il suo interlocutore, utilizzando anche un linguaggio non consono alla sua funzione di docente».

Alla donna, in effetti, il presidente ha a quel tempo imputato anche un secondo episodio, avvenuto il 13 dicembre 2014: l’insegnante «disattendendo alle sue funzioni didattiche, ha intrattenuto gli alunni su tematiche relative all’andamento delle relazioni tra il dirigente e i docenti, tra il dirigente e i sindacati, violando anche alcuni vincoli di riservatezza».

La docente ha interposto appello, sostenendo che non era stato valutato, nel caso della telefonata, lo stato di necessità (essere informata della condizioni di salute dell’anziana madre) e adducendo la genericità della contestazioni per entrambi gli episodi.

Ma per la corte d’Appello, la circolare del Ministero dell’istruzione n. 362 del 25 agosto del 1998 sarebbe infatti chiara nel vietare tutti i comportamenti che «si traducono in una mancanza di rispetto nei confronti degli alunni e recano un obiettivo disturbo al corretto svolgimento delle ore di lezione».

«La pronuncia richiama gli insegnanti all’osservanza della direttiva ministeriale n. 30 del 15 marzo 2007 sul divieto dell’utilizzo dei cellulari durante le lezioni che deve valere anche nei confronti del personale docente - ha spiega l’avvocato Marisa Marraffino dalle colonne de IlSole24Ore (il legale è noto anche nella nostra città perché rappresenta otto delle donne che si sono costituite parte civile nel processo nei confronti dell’autore dell’ormai noto “Catalogo Donne Single Lecco”) -. L’educazione passa infatti dall’esempio, come precisano i giudici, che sottolineano la gravità della condotta che ha “implicazioni dirette sul modello educativo” e non è “consona alla funzione del personale docente”».

L’avvocato Marraffino spiega anche che «a segnalare ai dirigenti l’uso eccessivo del cellulare da parte dei docenti sono spesso anche i genitori degli alunni, come è successo in una scuola secondaria della provincia di Cremona, dove un’insegnante è stata sospesa per un giorno e censurata, tra gli altri addebiti, anche per l’uso dello smartphone durante la lezione». Una sentenza della Corte di Appello di Brescia.

Insomma, insegnanti attenti, d’ora in avanti. In classe telefono ben spento. Perchè anche solo rispondere a una chiamata per pochi secondi può costare caro.


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