Rimborsopoli Lombardia, condannati in 52. Tra loro Bordoni e Parolo
Ieri la sentenza del processo sulla cosiddetta rimborsopoli in Regione

Rimborsopoli Lombardia, condannati in 52. Tra loro Bordoni e Parolo

I due ex consiglieri valtellinesi Bordoni e Parolo si sono sempre professati innocenti, richiamandosi alla prassi in uso da sempre nell’utilizzo dei fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari.

Cinquantadue condanne, a pene variabili tra un anno e 5 mesi e quattro anni e 8 mesi, e cinque assoluzioni. Si è chiuso così a Milano il processo agli ex consiglieri e assessori regionali lombardi accusati di peculato, e in qualche caso di truffa, per avere speso in modo illecito i fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari per le spese di rappresentanza.

Tra loro i valtellinesi Giovanni Maria Bordoni (un anno e sei mesi) e Ugo Parolo, i cui gelati al lago - ma non solo - sono costati un anno e otto mesi. Ma tra i condannati in odore di Valtellina ci sono anche il monzese commissario provinciale della Lega, attuale capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo e Stefano Galli, lecchese, duro e puro della prima Lega, noto anche qui come “epurator” per il mandato di pulizia nel Carroccio degli anni Novanta. Ed è proprio lui, accusato di avere utilizzato i soldi dei rimborsi anche per pagare il matrimonio della figlia, ad avere rimediato i quattro anni e 8 mesi che rappresentano la pena più pesante. Tra i “vip”, invece, ci sono Nicole Minetti, l’igienista dentale di Berlusconi condannata a un anno e 8 mesi e Renzo Bossi il “trota”, condannato a due anni e mezzo. Ma anche esponenti di spicco del centrosinistra, come l’ex capogruppo del Pd Luca Gaffuri (un anno e sei mesi) e l’ex capogruppo di Sel Chiara Cremonesi. I giudici, che hanno accolto in sostanza la ricostruzione del pm Paolo Filippini - la cui requisitoria risale al marzo del 2017, mentre il processo ha avuto inizio il primo luglio 2015 - hanno disposto, oltre alle pene accessorie di rito, confische e provvisionali di risarcimento a favore della Regione per centinaia di migliaia di euro, risarcimenti a carico di quegli imputati che nel corso del procedimento non avevano versato le somme che la Procura riteneva equivalenti al denaro sottratto alle casse pubbliche. Cosa che sia Parolo che Bordoni avevano fatto.

Nessuno degli imputati, appartenenti a tutte le forze politiche, siede più nel cuore del potere lombardo, molti hanno abbandonato la vita politica, altri sono andati a Roma come Parolo e Romeo. I due ex consiglieri valtellinesi Bordoni e Parolo si sono sempre professati innocenti, richiamandosi alla prassi in uso da sempre nell’utilizzo dei fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari.

«Sono certo di aver agito in buona fede, rispettando la legge» aveva dichiarato da subito Parolo, cui è stata contestata una cifra di poco meno di 14.500 euro. Parolo fu anche uno dei pochi consiglieri implicato nell’inchiesta a essersi fatto interrogare volontariamente per chiarire la propria posizione. Anche Bordoni, cui è stata contestata una cifra di poco inferiore ai 15mila euro per il periodo dal 2008 al 2010, si è sempre proclamato innocente. Le stesse parole del difensore di Romeo: «Se c’era un sistema, c’era certamente da 30 anni e loro lo hanno ereditato in buona fede» ha commentato l’avvocato Jacopo Pensa.

Gli assolti sono Romano Colozzi, Davide Boni (accuse in parte prescritte), Carlo Maccari, Massimo Ponzoni e Daniel Ferrazzi. Le motivazioni saranno depositate tra 90 giorni. Nella vicenda delle spese pazze era stato coinvolto anche l’ex consigliere di centrosinistra Angelo Costanzo che però aveva scelto il rito abbreviato. Condannato nel 2015 dal gup, Costanzo è stato poi assolto dalla seconda sezione della Corte di Appello di Milano con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA