Rilevatori luminosi di velocità, l’ente montano cerca di liberarsene
I pannelli luminosi per rilevare la velocità non hanno mai funzionato

Rilevatori luminosi di velocità, l’ente montano cerca di liberarsene

Valchiavenna, il presidente Trussoni riprende la questione del pannelli costati 100mila euro. «Sto cercando di parlare con la ditta che li installò dieci anni fa per capire come gestirli».

Non danno multe, ma non funzionano nemmeno nel ridurre la velocità. Tanto che ormai alla loro presenza non fa più caso nessuno. E in molti casi, persino, non funzionano più. L’idea l’aveva lanciata l’ex presidente della Comunità montana Valchiavenna Mauro Premerlani lo scorso anno. Ora l’ente comprensoriale sembra deciso a prendere il toro per le corna e a risolvere una volta per tutte la vicenda dei rilevatori di velocità. Quei pannelli luminosi posti all’ingresso di tutti i centri abitati della valle e varati oltre una decina di anni or sono. Costati oltre 100mila euro sono stati un flop clamoroso. «Questi rilevatori di velocità “intelligenti”, sia detto tra virgolette, hanno dimostrato di non funzionare. Fin da subito - commenta il presidente della Comunità montana Valchiavenna Davide Trussoni - anche perché non era prevista alcuna sanzione in caso di rilevazione di velocità superiori ai limiti. Quindi occorre intervenire». Se da molte parti arriva la richiesta di toglierli completamente, la Comunità montana valuta anche altri scenari. «Dal momento del mio insediamento alla presidenza dell’ente lo scorso luglio - continua Trussoni - sto inseguendo la ditta che a suo tempo aveva effettuato l’intervento per conto della Cm. Dobbiamo capire se c’è la possibilità di rimettere in funzione questi apparecchi o, in caso contrario, come procedere per la loro rimozione. Speriamo di risolvere la questione in tempi abbastanza brevi».

I rilevatori, dei pannelli elettronici che indicano la velocità e gli ipotetici punti persi sulla patente, sono alimentati a energia solare. In questi anni la maggioranza degli stessi ha cominciato a non rilevare più correttamente la velocità. E forse è stata anche una fortuna se progressivamente gli impianti si sono andati spegnendo o abbiano cominciato a indicare velocità palesemente sballate: «Spesso - conclude Trussoni - questi apparecchi sono stati utilizzati in passato in assurde gare in cui i partecipanti dovevano raggiungere la maggior velocità possibile». Il tutto, vista la collocazione, in centro abitato ovviamente.

Rimane, ma questa ormai è storia, l’amarezza per un investimento decisamente pesante, messo in campo dalla Cm in base ad un accordo che prevedeva che i Comuni provvedessero poi alla manutenzione degli impianti per quanto riguarda la parte ordinaria, che si è risolto in uno spreco di risorse pubbliche. Ovviamente varato con le migliori intenzioni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA