Giovedì 28 Agosto 2014

Rifiuti illegali

aperta inchiesta

nel Tiranese

L’inchiesta sarebbe stata avviata sulla scorta di un esposto-petizione presentato da alcuni cittadini e relativo alla presenza di un deposito di rifiuti Il magistrato Stefano LatorreGli inquirenti ritengono che tra i rifiuti riciclati possa esserci anche dell’asfalto

Produzione di cemento depotenziato e smaltimento illegale di rifiuti sarebbero questi i filoni che hanno dato vita ad una indagine della Procura di Sondrio tra il Tiranese e l’Alta Valle.

«Nessun avviso di garanzia, né tantomeno sequestri o altri provvedimenti», tiene a precisare il pm Stefano Latorre. che però nei giorni scorsi ha chiesto e ottenuto dal Gip una ulteriore proroga delle indagini scaturita - a quanto pare - da un esposto firmato da alcuni cittadini di Lovero che avrebbero spinto ad approfondire alcuni fatti legati ad una deposito di inerti.

Nell’indagine figurerebbero imprenditori edili, titolari di cave, titolari di laboratori privati che avrebbero falsamente attestato la correttezza delle procedure adottate dalle imprese edili sotto inchiesta e persino dipendenti di pubblici uffici provinciali e regionali («uno è in forza alla Provincia, tre allo Ster», precisano dalla Forestale).

«Ho convocato i miei dirigenti - afferma il presidente della Provincia Massimo Sertori - e nessuno di loro ha mai ricevuto alcun provvedimento. Ho piena fiducia nell’operato dei miei dipendenti e tutti noi siamo a disposizione della Procura se ce ne fosse bisogno». Tra le accuse ipotizzate dal magistrato, figurerebbero associazione per delinquere, corruzione, furto, evasione fiscale, turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture. Secondo i soliti ben informati, alcune imprese avrebbero escogitato un sistema per riciclare asfalto e realizzare cemento depotenziato a basso costo. E grazie ai risparmi ottenuti - ipotizzano gli inquirenti - sarebbe stato più facile per loro aggiudicarsi alcuni appalti pubblici.

Reati gravi che di norma inducono la Procura a prendere tempestivamente provvedimenti per salvaguardare le indagini. Il fatto che fino ad ora non siano scattate né manette, né sigilli fa pensare ad un’inchiesta alle prime battute, nonostante i mesi di indagine della Forestale.

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