«Rifiuti, differenziata ferma al palo in Valle». L’accusa in Provincia
L’interrogazione in Provincia mette sotto accusa il sistema della differenziata

«Rifiuti, differenziata ferma al palo in Valle». L’accusa in Provincia

In aula l’interrogazione dei tre consiglieri Ruggeri, Capelli e Patelli al presidente Della Bitta. «Fermi a causa dell’umido» - «Sono scelte dei Comuni».

Manca il traino della separazione della frazione umida e del verde e così la raccolta differenziata in provincia di Sondrio non decolla. Anzi, si attesta su valori - 46,6% nel 2016 - lontani da quelli prefissati nel Piano regionale di gestione rifiuti (Prgr) che prevede il raggiungimento del 67% a livello regionale nel 2020 e del 65% in ogni comune. Unica provincia insieme a Monza e Lecco a non crescere.

Così, in estrema sintesi, i consiglieri Andrea Ruggeri, Cinzia Capelli e Guido Patelli si rivolgono in un documento ufficiale al presidente di palazzo Muzio Luca Della Bitta per capire se, come e quando l’amministrazione provinciale intenda intervenire per cercare di migliorare la situazione. Dell’interrogazione, che richiede anche apposita risposta scritta, si è parlato in aula ieri sera durante la riunione del consiglio provinciale.

«La pratica di separazione dell’umido (circa il 25%) e del verde (17%) - sostengono i tre - fungono da sempre da traino per l’ottenimento di alti valori sia quantitativi che qualitativi della raccolta differenziata. In provincia di Sondrio la raccolta dell’organico però interessa attualmente solo 15 Comuni su 77. Sondrio insieme a Pavia sono i fanalini di coda della differenziata in Lombardia soprattutto per la parte organica, laddove gli orientamenti previsti dalle leggi nazionali e dalle direttive europee privilegiano la separazione ed il recupero di materiali organici per il compost per l’agricoltura». Da qui una serie di considerazioni che chiamano in causa la mancanza di un impianto di compostaggio in Valtellina e Valchiavenna con conseguente necessario trasporto fuori provincia e tariffe di smaltimento dell’umido più elevate che altrove a fare da deterrente e la presenza, invece, dell’impianto di bioessicazione «che di fatto impedisce la diffusione della separazione secco-umido».

Per questo i tre consiglieri chiedono al presidente Della Bitta come intenda agire, se intenda aiutare i Comuni, se esista un progetto o un interesse alla realizzazione di un impianto di compostaggio con relativa analisi costi/benefici e suggeriscono la creazione di un tavolo di lavoro per ampliare l’efficacia della differenziata già in essere sui materiali attualmente destinati all’incenerimento (plastiche dure,ad esempio, pari al 30% degli ingombranti) in modo da ridefinire le tariffe attualmente vigenti.

Puntuale la risposta del numero uno di palazzo Muzio. Della Bitta ha cominciato col ricordare che «la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati è in capo ai Comuni» che significa che a decidere su modalità del servizio di raccolta e trasporto piuttosto che di conferimento sono i sindaci. «La Provincia per contro - prosegue Della Bitta - ha compiti di programmazione ed organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale. Programmazione di cui ci siamo occupati attraverso la seconda revisione del Piano provinciale per la gestione dei rifiuti (Ppgr) adottato dal consiglio provinciale il 23 marzo 2007 e aggiornato a seguito della legge regionale del 2014. La stessa Regione ha approvato i contenuti aggiuntivi proposti dalla Provincia il 7 maggio 2018».

Della Bitta ha anche ricordato come la Provincia, nonostante la competenza dei Comuni sulla gestione dei rifiuti, abbia in passato messo in essere azioni per aiutare le realtà paesane e cittadine ad incrementare la raccolta differenziata, anche attraverso incentivi economici. «Allo stesso modo - prosegue Della Bitta - la Provincia potrebbe oggi offrire il proprio coordinamento e sostegno economico per incentivare comportamenti virtuosi nei Comuni in cui la differenziata appare più in difficoltà».

Quanto all’estensione della raccolta dell’umido su tutto il territorio, «che pure consentirebbe di aumentare la percentuale di differenziata», Della Bitta segnala alcune problematiche tra cui l’aumento dei costi della raccolta, le difficoltà nella realizzazione di un eventuale impianto di compostaggio piuttosto che la vanificazione delle strategie a suo tempo adottate con la realizzazione del bioessicatore.

«Sembra doveroso inoltre ricordare - conclude - che la raccolta e lo smaltimento della porzione umida degli rsu risulta molto impegnativa e delicata in funzione delle tipologie che costituiscono tale frazione anche per gli immediati effetti in materia igienico sanitaria».


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