Ricostruzione dopo la frana del Cengalo  Un concorso per tornare alla normalità
La Bregaglia vuole tornare alla normalità dopo la frana del Cengalo

Ricostruzione dopo la frana del Cengalo

Un concorso per tornare alla normalità

Bregaglia, obiettivo dell’iniziativa comunale la rinascita di Bondo, Sottoponte e Spino. Ancora chiusa la Val Bondasca, allo studio un sentiero alternativo dal fondovalle.

Ricostruzione di Bondo e nuovo accesso alla Val Bondasca, chiusa per i camminatori ormai dal fatidico 23 agosto del 2017, data dell’enorme frana del Cengalo. Il Comune di Bregaglia continua sulla strada per il ritorno alla normalità. A novembre l’assemblea comunale ha accolto le ultime novità riguardanti il movimento franoso che ancora incombe sulla vallata che porta ai pizzi Cengalo e Badile e alle cime delle Sciore. Una frana che dopo qualche movimento tra l’estate e l’autunno dello scorso anno sembra essersi fermata, o quasi.

In questi giorni il Comune di Bregaglia ha pubblicato il bando del “Concorso per la progettazione di Bondo”. L’obiettivo è la realizzazione delle opere di ricostruzione e protezione dei villaggi di Bondo, Sottoponte e Spino. Un progetto che sarà realizzato nel quadro della cooperazione avviata con il Canton Grigioni. Si tratta del progetto denominato Bondo 2, visto che il Bondo 1, quello servito a realizzare il bacino di contenimento delle colate detritiche e altre opere è già stato completato.

Le opere da progettare riguarderanno sia la protezione dell’abitato sia nuovi interventi riguardanti la viabilità. In particolare la realizzazione di terrapieni lungo la Bondasca, murazioni lungo la Maira, da cui sarà rimosso materiale per migliorare il deflusso, una rimodulazione con innalzamento della strada cantonale all’uscita, scendendo, dalla galleria, il rifacimento con innalzamento dei ponti Spizarun e Punt. L’obiettivo è quello di partire con i lavori durante l’inverno 2020-21 e terminare il tutto al massimo nel giro di tre anni.

C’è poi la questione della Val Bondasca. La valle al momento è inaccessibile e lo sarà almeno fino al giugno di quest’anno, quando il provvedimento di chiusura sarà valutato, come annunciato nell’assemblea pubblica di fine novembre. Difficile che si arrivi, però, a una riapertura del tradizionale sentiero che biforocandosi porta, o meglio portava ai rifugi Sciora e Sasc Furà vista la quantità di materiale che ancora è presente sulle pendici della montagna e che potrebbe scivolare verso valle.

Il sentiero che li collega denominato “Viale”, già chiuso da alcuni anni, è stato definitivamente eliminato. Si lavora su una ipotesi di sentiero alternativo che dal fondovalle riesca a condurre risalendo tra i boschi posti sul lato sinistro della valle alpinisti e trekkers almeno fino alla Capanna Sasc Furà. Il punto di appoggio per le ascese al Pizzo Badile. Una risorsa turistica a cui la valle bregagliotta non può rinunciare ancora.


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