Ricorso ex Falck, arriva la risposta, il Consiglio di Stato però non ha deciso
Dell’ex Falck si parlerà presto anche in Tribunale a Sondrio

Ricorso ex Falck, arriva la risposta, il Consiglio di Stato però non ha deciso

Novate MezzolaDa quattro anni si attende il pronunciamento dei giudici romani. «La pratica del ministero dell’Ambiente non è completa. Il parere è solo interlocutorio».

Ci sono voluti “solo” quattro anni ma è finalmente arrivato il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso presentato nel 2015 da Legambiente e Medicina Democratica contro il decreto di avvenuta messa in sicurezza degli ambiti ex Falck di Novate Mezzola e contro il decreto provinciale favorevole alla procedura di Vas riguardante l’accordo di programma per il varo del, per il momento sospeso, Parco Minerario del San Fedelino.

In queste settimane il Consiglio di Stato, competente a decidere sui ricorsi presentati al Presidente della Repubblica, si è pronunciato. Ma ha deciso di rinviare la questione. Bisognerà aspettare ancora, insomma, per una vicenda che sta assumendo contorni francamente eccessivi per quanto riguarda le tempistiche. Mancano, secondo il tribunale di ultima istanza della giustizia amministrativa, alcuni documenti. In particolare da parte del ministero dell’Ambiente. Il tribunale con quello che è tecnicamente un “parere interlocutorio” chiede espressamente al ministero di inviare integrazioni alla propria relazione sui due punti contestati oltre ad una serie di altri documenti.

Evidentemente quattro anni non sono bastati ad avere dal Ministero quella che viene definita «una presa di posizione in ordine alle censure e all’esito del gravame”. L’invito è quello di procedere in tempi celeri, ma quando si tornerà a parlare del ricorso non è dato sapere. Secondo le due associazioni, con l’appoggio del Comitato Salute Ambiente Lago e Valli, la messa in sicurezza non può definirsi tale e, quindi, il decreto che la certifica va annullato. Così come l’accordo di programma conseguente che, teoricamente fino ad ora, consente di tornare a produrre nell’area secondo un progetto della proprietà Novate Mineraria. Nello specifico conci da galleria e ballast.

Non è questo l’unico fronte giudiziario aperto nell’intera vicenda. Come noto il 12 settembre si terrà l’udienza preliminare del processo, questa volta penale, che vede coinvolti le proprietà dell’area succedutesi nel tempo e pubblici funzionari. Tema proprio quelle che potrebbero essere irregolarità sul monitoraggio dei luoghi contaminati da metalli pesanti. C’è poi il ricorso pendente di fronte al Tar di Novate Minerario contro lo sportello unico per le attività produttive della Comunità Montana per il mancato rilascio del permesso di costruire. Vicenda che ormai ha tre anni ma che sembra essere sparita dai radar. Un quarto fronte, il ricorso contro il progetto di Parco Minerario in quanto tale, presentato al Tar nel 2016 si è, invece, chiuso subito con il rigetto da parte del tribunale perché non notificato a tutte le parti in causa.


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