Regione, si torna alla sanità territoriale  Distretti e mini-ospedali per l’assistenza

Regione, si torna alla sanità territoriale

Distretti e mini-ospedali per l’assistenza

Illustrata la proposta di revisione della legge regionale approvata dalla giunta

Punta, decisa, al rafforzamento della medicina territoriale, la proposta di revisione della legge regionale sulla sanità presentata, nel tardo pomeriggio di ieri, ai media, dopo essere stata approvata in Giunta e, prima, di subire l’iter di adozione da parte del Consiglio.

Sul piatto, c’è, sì, l’implementazione, in numero, delle aziende ospedaliere, considerato che ne sono previste, di nuove, nel perimetro della città metropolitana di Milano, entro 24 mesi dall’approvazione della legge, e, al pari, è prevista “la valutazione dell’istituzione di nuove aziende ospedaliere sul restante territorio della Lombardia - è indicato -, entro 36 mesi dall’avvio delle realtà milanesi”, solco nel quale, chissà, potrebbe inserirsi, pur se a lungo termine, anche il “bistrattato” ospedale Eugenio Morelli, ma, il focus della legge di revisione è sulla sanità territoriale.

«Rafforzarla - ha detto Attilio Fontana, governatore regionale - significherà evitare i ricorsi inappropriati in Pronto Soccorso, attraverso la realizzazione di strutture nuove dove i cittadini possano trovare risposte ai loro bisogni grazie alla collaborazione fra medici di medicina generale ed ospedalieri».

La sanità territoriale sarà rafforzata con la creazione di Distretti, ad hoc, uno ogni 100mila abitanti, che scendono a 20mila nelle aree montane, ciascuno dotato del proprio direttore e di dipartimenti, ad hoc, di Cure primarie e di prevenzione, entrambi da istituire entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge. All’interno dei Distretti, poi, verranno istituite, per ciascuno, una Centrale operativa territoriale formata da cinque infermieri ed un coordinatore, e, ancora, sia ospedali di comunità sia case di comunità.

Realtà, entrambe, chiamate a rispondere a bisogni di salute non tanto acuti, quanto sub acuti, della cittadinanza, cioè a garantire quell’assistenza post ospedaliera che, magari, a casa o nella struttura residenziale, ad un paziente da poco operato o trattato, non può essere garantita. Anelli scarsi, se non mancanti, attualmente, della catena di assistenza sanitaria e socio-sanitaria, da tutti reclamati e molto importanti per la popolazione delle zone periferiche, di montagna, come le nostre, in particolare.

«L’ospedale di comunità - ha detto Letizia Moratti, vicepresidente e assessore regionale al Welfare - avrà nove infermieri, sei operatori socio sanitari ed un medico con disponibilità giornaliera di quattro ore, mentre la casa di comunità avrà, pure, un medico per quattro ore al giorno, due ostetriche e un pool di medici di medicina generale, infermieri di famiglia e specialisti ambulatoriali su cui contare per l’erogazione delle principali prestazioni. Con un 30% - ha sottolineato - delle figure professionali necessarie al funzionamento di queste strutture di nuova assunzione».

E se l’istituzione dei Distretti è prevista entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di riforma, con le relative Centrali operative, per quanto riguarda gli ospedali di Comunità, 26 partiranno nel 2022, e 19, sia nel 2023 sia nel 2024, mentre le Case di comunità che sorgeranno nel 2022 saranno 86, e 65 sia nel 2023 sia nel 2024.

Già definita anche la dotazione finanziaria, con 17,8 milioni di euro previsti per il 2022, 28,6 per il 2023, e 29,7 per il 2024.

Necessiteranno, in tutto, 567 milioni per il potenziamento della rete territoriale, su fondi del Piano nazionale resilienza, 1 miliardo e 350 milioni per il potenziamento della rete di offerta sanitaria, 166 milioni per la telemedicina, 451 per l’assistenza domiciliare integrata e, infine, 85 milioni per l’allestimento del centro per la prevenzione delle malattie infettive.


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