Reddito di cittadinanza in provincia di Sondrio, per ora almeno 500 richieste
Secondo stime sindacali, in linea con alcune analisi promosse a livello nazionale, sono oltre 2.500 in provincia di Sondrio le persone con una certificazione Isee in linea con la domanda relativa a un provvedimento che potrebbe valere almeno 780 euro al mese

Reddito di cittadinanza in provincia di Sondrio, per ora almeno 500 richieste

Sono i numeri forniti dai sindacati dopo le prime tre settimane, poi la decisione ultima toccherà all’Inps. Ma i dati sono destinati a crescere: 2.500 le persone in provincia di Sondrio che potrebbero avere i requisiti richiesti.

Niente code agli sportelli, ma il reddito di cittadinanza è stato richiesto, nelle prime tre settimane, da almeno cinquecento valtellinesi e valchiavennaschi. Secondo stime sindacali, in linea con alcune analisi promosse a livello nazionale, sono oltre 2.500 in provincia di Sondrio le persone con una certificazione Isee in linea con la domanda relativa a un provvedimento che potrebbe valere almeno 780 euro al mese. Poi andranno valutate le altre variabili. Più di un quinto di questi cittadini, dal 6 marzo, si è già rivolto ai centri di assistenza fiscale delle organizzazioni dei lavoratori per avviare l’iter. Il termine per presentare le richieste è il 31 marzo.

«Finora abbiamo curato circa 150 pratiche, per altre 50 c’è già un appuntamento fissato e ne aspettiamo altri - spiega dalla Camera del lavoro di Sondrio Guglielmo Zamboni, segretario provinciale della Cgil -. Non conosciamo né il numero di quante saranno accettate, né i valori, perché questo aspetto è di competenza dell’Inps». Sono stati presi i contatti, nelle sedi della Cgil, anche per 15 pensioni di cittadinanza. Sono ben 280 le pratiche avviate in tutta la provincia per il reddito di cittadinanza dalla Cisl di Sondrio. «Circa la metà riguarda cittadini italiani nati nel nostro Paese e l’altra metà persone con cittadinanza italiana originarie dei Paesi a forte pressione migratoria», sottolinea il segretario provinciale Davide Fumagalli.

In più occasioni la Cisl ha osservato che durante questa lunga fase di crisi alle vecchie povertà se ne sono aggiunte altre. Oggi, insomma, si può anche essere lavoratori e purtroppo essere poveri, ad esempio se si è occupati in un’azienda di pulizie, oppure se si opera nella logistica o in alcuni ambiti del commercio, magari con un affitto in città da pagare.

Ai Caaf dei due principali sindacati si affiancano gli uffici delle altre organizzazioni che, complessivamente, raccolgono una fetta consistente dell’utenza. Senza dimenticare gli uffici postali che, finora, non hanno fornito indicazioni sul numero di richieste ricevute in provincia di Sondrio. «Non si tratta di una misura sbagliata, c’è un bisogno di una risposta alla povertà - prosegue Fumagalli -. Ho incontrato varie persone, nei nostri uffici, quando le abbiamo ricevute per la presentazione delle domande. Per alcuni di loro, oggettivamente, la ricerca di un posto di lavoro è una missione molto complicata». Chiaramente per il sindacato la risposta migliore a questa situazione è rappresentata da politiche in grado di creare occupazione. La Cisl ha ribadito anche nei giorni scorsi, a un mese dalla manifestazione di Roma, che la prima cosa da fare per il governo è sbloccare le infrastrutture, che equivalgono a centinaia di migliaia di posti di lavoro.

«Stiamo parlando di uno strumento che vari Paesi europei hanno da tempo, dovrà probabilmente essere migliorato, andando oltre il supporto al reddito - conclude Fumagalli -. Questo aspetto non basta. Bisogna cercare di investire su crescita e sviluppo, per rimettere al centro le opportunità di lavoro, che significano reddito e dignità».


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