Rapinatore tradito  dal “gratta e vinci”  Ad inchiodarlo il Dna
Uno dei due malviventi durante la rapina: in mano ha i gratta e vinci che lo hanno incastrato

Rapinatore tradito

dal “gratta e vinci”

Ad inchiodarlo il Dna

L’indagineA un anno dal colpo nella “Sala Vip”

l’arresto del malvivente che ha diversi precedenti

«Il passo falso? Ha incassato i biglietti vincenti»

Quando fece irruzione con un complice nella sala giochi di via Parolo, un anno fa, costrinse il gestore a consegnargli non solo il denaro contante incassato nella giornata - sui 18mila euro - ma pure un plico di gratta e vinci. Una volta a casa, al sicuro, scoprì i numeri sotto la polverina dorata, nella speranza di poter mettere a segno un secondo colpaccio. Rimase deluso, ma passò lo stesso all’incasso, pretendendo quei pochi spiccioli che la dea bendata gli aveva concesso. «Ed è così che lo abbiamo preso».

Mauro Landella - classe 1966, originario della provincia di Milano, ma residente a Sondrio - e il suo presunto complice (L. D.F., 47 anni, anche lui del capoluogo) l’avevano (quasi) fatta franca, ma a 12 mesi dal fattaccio, che risale all’8 dicembre del 2014, ora si ritrovano nei guai con l’accusa di concorso in rapina. L’arresto del primo su ordinanza di custodia cautelare (ora si trova ai domiciliari con il braccialetto elettronico) e la denuncia a piede libero (per il secondo), non sono però il frutto di un colpo di fortuna, ma di una meticolosa indagine.

L’uomo, addetto alle consegne per conto di un fruttivendolo, a quanto pare ha compiuto un passo falso proprio il giorno in cui si è presentato in un’edicola per ritirare quei pochi spiccioli vinti con i “grattini”.

La complessa indagine

«Avevamo già diffuso i numeri di serie dei biglietti rubati dalla “sala Vip” e così - spiega il vice questore Carlo Bartelli - quando ci è stato segnalato l’incasso ci siamo mossi immediatamente, ottenendo una descrizione dell’uomo. Il dato che ci ha però consentito di chiedere e ottenere la misura di custodia cautelare è quello “biologico”. In una parola, il Dna».

Durante la rapina del dicembre scorso, infatti, il gestore della sala giochi, fu immobilizzato e trascinato in uno sgabuzzino, dove fu lasciato con mani e piedi legati. «Il rapinatore utilizzò del nastro adesivo sul quale lasciò tracce che abbiamo prontamente individuato e fatto analizzare», precisa l’ispettore della Squadra Mobile Remo Cestola. Il resto è venuto da sè. Il Landella, infatti, aveva diversi precedenti per rapina nel Milanese. Si parla addirittura di sette, otto casi di “concorso in rapina”, per i quali è stato condannato. «L’uomo era schedato e risalire a lui è stato abbastanza semplice, meno facile, invece, - precisano gli inquirenti - è stato identificare il presunto complice che ora abbiamo denunciato».

Un colpo da professionisti

La rapina nella sala giochi di via Parolo, fu messa a segno da due professionisti che sapevano il fatto loro e che non esitarono a strattonare il proprietario per convincerlo ad aprire la cassaforte e a farsi consegnare il denaro contante, dopo essersi presentati nella sala armati di un manico di piccone e con il viso coperto.

«Lo stesso modus operandi che abbiamo letto nei verbali delle rapine messe a segno nel Milanese e per le quali il Landella fu condannato».

L’uomo nei prossimi giorni sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia dal gip Carlo Camnasio.


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