Ragazzi recuperati dal Soccorso alpino  «Troppi sprovveduti in montagna»
I percorsi realizzati ad Aprica per scialpinismo e per le racchette da neve

Ragazzi recuperati dal Soccorso alpino

«Troppi sprovveduti in montagna»

L’intervento ad Aprica. Con gli impianti chiusi,frequentate le piste per le discipline alternative da persone che però non hanno le competenze adatte

Impianti chiusi ma montagne e neve comunque frequentate da residenti e turisti, e non mancano gli interventi di soccorso. Nella tarda serata di sabato scorso la Stazione di Aprica del Cnsas e il Sagf (Soccorso alpino Guardia di finanza) hanno concluso in modo positivo un intervento di ricerca. Tre ragazzi erano partiti nel tardo pomeriggio per una ciaspolata ma quando sono arrivati in una zona situata nel comprensorio tra il Palabione e la Magnolta, si sono ritrovati in un vallone impervio, già in passato luogo di altri interventi, e non sapevano come uscirne. Allora hanno chiesto aiuto.

Le squadre (una decina) dei soccorritori del Cnsas, VII Delegazione Valtellina - Valchiavenna, oltre alle unità della guardia di finanza, li hanno localizzati, raggiunti e poi portati al sicuro. L’intervento si è risolto nel migliore dei modi ma è stato complesso, svolto al buio, su un terreno difficile.

«Prima di decidere di andare in montagna, bisogna riflettere bene sulle proprie competenze - affermano gli esperti del soccorso alpino -, capire se sia il caso di partire, se si conosca abbastanza il posto; occorre anche avere un occhio di riguardo per l’attrezzatura necessaria, dalle calzature all’abbigliamento fino ai dispositivi necessari per diversi scopi, come le lampade frontali. Massima attenzione anche ai bollettini nivometeorologici e alle regole legate alle attività consentite durante questo periodo di emergenza».

Altro intervento di recupero per un uomo di 44 anni ieri pomeriggio, poco dopo le 14,30, a Lanzada da parte del Cnsas. L’uomo sta bene e non si è reso necessario il trasporto in ospedale.

«In inverno, pala, sonda e il localizzatore Artva devono fare parte dell’equipaggiamento di autosoccorso di chi va in montagna - proseguono i soccorritori -: se usati nel modo corretto, sono strumenti che possono salvare la vita di una persona. L’Artva (apparecchio di ricerca travolti in valanga) risponde a segnali che riconosce e che è necessario sapere riconoscere. Per un utilizzo corretto, ci vuole un addestramento appropriato e l’Artva, da solo, non è sufficiente: va abbinato a una pala da valanga e a una sonda, possibilmente veloce da montare, che consenta di stabilire con precisione, una volta individuata la persona sepolta dalla neve, quale sia la profondità di seppellimento, per valutare lo strato di neve da liberare. Sul sito sicurinmontagna.it trovate approfondimenti».


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