«Quell’orso fa paura  Ma non vogliamo  che sia abbattuto»
L’Alpe Gusone, dove è avvenuta l’aggressione dell’orso

«Quell’orso fa paura

Ma non vogliamo

che sia abbattuto»

Campodolcino Parla l’allevatore che ha perso

«La situazione è preoccupante . Tutti dicono che l’orso non è pericoloso per gli umani, ma onestamente non vorrei trovarmelo di fronte». Rammarico tanto, ma anche timore nelle parole di Gigi Rodelli, l’allevatore proprietario di Mali, la cavalla trovata morta lunedì all’Alpe Gusone, nella zona di San Sisto.

Un alpeggio posto sulla sponda destra della Vallespluga sul territorio di Campodolcino. Sul fatto che l’esemplare femmina di avelignese, e con essa anche un asinello, sia stata predata da un orso, l’allevatore non ha dubbi: «Sono stato contattato da un caricatore d’alpe che ha rinvenuto la mia cavalla verso mezzogiorno. All’una ero già sul posto. Purtroppo a mio avviso la scena che mi sono trovato davanti era inequivocabile. Tutti coloro che hanno visto, compreso il veterinario, non hanno dubbi. Si tratta di un orso».

Secondo l’allevatore ci sono segnali evidenti che fanno propendere per questa ipotesi: «In primo luogo non ci sono segni di terra o sporco sugli animali e la zona dove sono stati rinvenuti non è impervia. Il che fa escludere la caduta. I due animali, oltretutto, sono stati trovati a parecchi metri di distanza e altri cavalli si sono allontanati dalla zona, evidentemente perché spaventati».

Cresce la paura

Anche la ferita del cavallo all’esame del veterinario avrebbe evidenziato quella che sembra un colpo di zanna molto violento. Al veterinario è bastato spostare la pelle ferita dell’animale per constatare come il colpo fosse penetrato nel corpo di Mali per parecchi centimetri.

Dal collo in direzione degli organi interni. Agli allevatori coinvolti la polizia provinciale ha interdetto la possibilità di smaltire subito le carcasse degli animali. Proprio per riservarsi la possibilità di eseguire rilievi maggiormente approfonditi. Ora, però, i timori sono tanti in valle.

Hanno paura gli allevatori, professionali o amatoriali che siano, ma ha paura la gente in generale. «Al di là del grande dispiacere per la perdita di Mali, che allevavamo con amore e che volentieri durante l’estate mandavamo in “vacanza” in alto per evitarle il caldo, credo che sia arrivato il momento di fare qualcosa – conclude Rodelli – perché gli episodi di predazione cominciano a essere molti. Oltretutto si tratta di zone molto frequentate. Montespluga, la zona del Tambò, ora quella di San Sisto. Aree in cui gli escursionisti durante l’estate sono veramente tanti. Gli esperti sostengono che i rischi per l’uomo siano minimi in caso di incontro con questi predatori, ma personalmente la cosa non mi lascia particolarmente tranquillo. Cosa si possa fare non so. Amo gli animali e personalmente non sono così convinto dell’opportunità di abbattere i grandi predatori come fanno al di là del confine».


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