Qualità dell’aria migliore  ma non basta il lockdown
Contro lo smog non sono bastate le strade deserte della zona rosa

Qualità dell’aria migliore

ma non basta il lockdown

Le auto non sono del tutto responsabili, problema riscaldamenti a legna

Migliora la qualità dell’aria in provincia di Sondrio, così come in tutto il resto della Lombardia su base pluriennale.

Ma nell’anno del lockdown, quando gli spostamenti con le auto sono calati per via di limitazioni, smart working e chiusura delle scuole, la diminuzione delle polveri sottili, il cosiddetto Pm10, non c’è stata o comunque non è stata proporzionale alla riduzione del traffico confermando, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’inquinamento deriva da altre fonti che non le sole automobili.

In Valtellina e Valchiavenna in larga parte dalla combustione della legna.

Nell’anno appena concluso è stato rispettato il valore del limite medio annuo di 40 microgrammi al metro cubo di Pm10 e Sondrio è una delle uniche tre province lombarde - le altre sono Varese e Lecco - in cui non sono stati superati i 35 giorni di smog oltre la soglia.

A dare il quadro della situazione sono i dati 2020 dei monitoraggi effettuati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) presentati dall’assessore all’Ambiente e Clima della Lombardia, Raffaele Cattaneo «Nel 2020 - ha spiegato Cattaneo - su tutto il territorio regionale è stato rispettato il valore del limite medio annuo di 40 microgrammi al metocubo per il Pm10. I dati sono comunque sorprendenti perché il lockdown non ha portato a una significativa diminuzione dei giorni di superamento del valore limite giornaliero (50 µg/m³). Al contrario c’è stato un leggero incremento rispetto al biennio precedente, per il prevalere di fattori meteorologici negativi». Ovvero il fatto che nei mesi di gennaio, febbraio e novembre le precipitazioni sono state inferiori ai valori minimi degli ultimi 15 anni.

«Questo - spiega Cattaneo - ha creato situazioni particolarmente sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti e in diverse centraline è stato superato il numero dei 35 giorni, sebbene in misura variabile a seconda delle città. Non a caso i superamenti dei valori del Pm10 si sono concentrati soprattutto in questi mesi».

Per quanto riguarda Sondrio la concentrazione media annua di Pm10 è stata di 20 microgrammi al metro cubo, contro i 21 del 2019, i 23 del 2018, ma i 42 del 2005 con una riduzione pluriennale del 52%. Nel 2020 i superamenti della media giornaliera sono stati 7 contro i 9 dell’anno precedente: nel 2005 erano stati 138.

In diminuzione anche le concentrazioni di Pm25: nel 2020 il valore limite annuale è stato rispettato in tutte le stazioni di monitoraggio lombarde, attestandosi a 16 microgrammi al metrocubo a Sondrio superata, in senso positivo, solo da Lecco con 14.

L’analisi, come ha spiegato il presidente dell’Arpa, Stefano Cecchin ha interessato anche No2 biossido di Azoto (No2), Ossido di Zolfo (So2), Monossido di Carbonio (Co), Ozono (O3) e benzene.

I livelli di biossido di Azoto, quelli più direttamente riferibili al traffico veicolare, risultano i più bassi di sempre, con superamenti della media annua limitati a poche stazioni, a Sondrio la media è calata da 26 a 20 microgrammi al metrocubo.

L’ozono, invece, ha fatto registrare un numero inferiore di sforamenti delle soglie d’informazione e di allarme rispetto agli anni precedenti, pur con un quadro di diffuso superamento degli obiettivi previsti dalla normativa per la protezione della salute e della vegetazione fissati in non più di 25 giorni. A Sondrio i superamenti sono stati di 30 giorni, nella provincia peggiore da questo punto di vista, Lecco, di 116.

«Siamo in un trend complessivamente positivo - ha concluso Cattaneo - e in miglioramento su base pluriennale. Ma il tema della qualità dell’aria è complesso. Talvolta risulta addirittura contraddittorio e necessita di un quadro di interventi che agiscano su una molteplicità di fattori. Dalla mobilità al riscaldamento domestico, dalle limitazioni delle emissioni in agricoltura alla riduzione dei fattori che determinano la formazione di particolato secondario in atmosfera». Monica Bortolotti


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