Punti nascita, linea dura del ministro
Discussione aperta sui reparti maternità anche in provincia di Sondrio

Punti nascita, linea dura del ministro

Lorenzin ha nuovamente dichiarato di voler chiudere le strutture con meno di 500 parti all’anno. Sotto esame Sondalo (300) e Chiavenna (224) - Stasi: «Il concetto di sicurezza va coniugato con quello di distanza».

«Le donne e le partorienti sappiano che in Italia abbiamo un tasso di sicurezza nei punti nascita fra i più alti in Europa, per cui i casi di morte che si sono verificati in questi giorni sono da considerarsi del tutto eccezionali. Tuttavia, sarà indispensabile procedere alla chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno, perché ciascuno di questi necessita della presenza di un’equipe multidisciplinare composta da ostetrici, anestesisti, rianimatori, pediatri e neonatologi».

Parola di Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, che, sull’onda degli avvenimenti nefasti capitati a inizio anno ha scelto la linea dura, anzi, durissima, “imponendo” la chiusura dei punti nascita dove si effettuino meno di 500 parti l’anno, salvo introdurre delle deroghe laddove sia comprovata l’introduzione e il rispetto di Protocolli di sicurezza che rendano il più sicuro possibile il percorso nascita per mamma e neonato.

E, quindi, siamo alle solite. Sondalo e Chiavenna, ovvero due punti nascita su tre della provincia di Sondrio, tornano nel mirino per il fatto di non raggiungere la soglia dei 500 parti l’anno, considerato che sono stati pari a 300, a Sondalo, e a 224 a Chiavenna, lo scorso anno, con un leggero calo, peraltro, rispetto al 2014 su entrambi.

Quel che è certo è che non vi è alcuna intenzione, da parte dell’Ats (Agenzia di tutela della salute) della montagna, da inizio anno guidata da Maria Beatrice Stasi, di cedere terreno rispetto al presidio dei territori dell’Alta Valle e della Valchiavenna.

«Ne abbiamo viste di tutti i colori, in questi ultimi anni, in Azienda ospedaliera, oggi Asst (Azienda socio sanitaria territoriale), rispetto al tema delle nascite - dice Stasi, direttore generale dell’Ats, già direttrice in Aovv-. Addirittura partorienti caricate sulle motoslitte a Madesimo per aggirare la frana sulla statale. Cose incredibili con cui, noi, dobbiamo fare i conti, perché il nostro territorio è fatto così. Siamo soli e siamo isolati, per cui, da noi, il concetto di sicurezza del parto va coniugato con quello delle distanza. E nella nostra programmazione ne terremo, come Ats, sicuramente conto, anche considerato che è già operativo, un Protocollo di sicurezza della rete dei punti nascita messo a punto dal Dipartimento materno infantile della ormai ex Aovv».


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