Province al rinnovo, «più tempo  per la nuova legge»

Province al rinnovo, «più tempo

per la nuova legge»

Massimo Sertori, responsabile federale degli enti locali per la Lega oltre che assessore regionale alla Montagna nella giunta Fontana, chiede una proroga al termine indicato nel “Milleproroghe” al 14 ottobre.

La questione ormai si trascina da tempo. La riforma Delrio rimasta monca dopo la bocciatura della revisione costituzionale ha messo gli enti in una situazione di stallo. «I danni però - sottolinea Sertori - non li ha fatti solo la Delrio, anche le Finanziarie successive svuotando le casse hanno privato di senso il lavoro delle amministrazioni provinciali. Bisogna metterci una pezza».

Come? L’unica strada possibile è quella legislativa. «Ma - sostiene Sertori - per farlo abbiamo bisogno di tempo. Bisogna trovare la soluzione migliore per andare oltre la Delrio, bisogna ragionare con calma su come procedere anche nell’ottica - e parlo per la Regione Lombardia - del processo di autonomia avviato».

Tempo da trovare. Attualmente la norma contenuta nel decreto milleproroghe all’esame del Consiglio dei ministri prorogherebbe i mandati di presidenti di Provincia e consigli provinciali fino ad ottobre 2018 fissando al 14 ottobre la data unica per le elezioni

Ma le scadenze dei vari enti in Talia sono diversificate. Una delle incongruenze della Delrio che, secondo l’Upi, devono essere risolte, come la limitazione della candidabilità a presidente di Provincia dei sindaci con meno di 18 mesi di mandato, piuttosto che - punto sul quale Sertori insiste da sempre - l’elezione di secondo livello.

Tra l’altro, proprio la norma dei 18 mesi residui di mandato necessari per la possibilità a candidarsi a presidente della Provincia, riguarda da vicino Sondrio. In Valtellina e Valchiavenna l’anno prossimo si rinnova la gran parte delle amministrazioni e dunque, allo stato attuale, soltanto una decina di sindaci - non, ad esempio, l’attuale numero uno Luca Della Bitta - avrebbero i requisiti necessari per la poltrona di palazzo Muzio con una grave limitazione della rappresentanza democratica e territoriale.


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