Pronto soccorso, a 93 anni   aspetta 13 ore il ricovero
Pazienti in attesa al Pronto soccorso del Manzoni: la carenze della pianta organica causano spesso disagi

Pronto soccorso, a 93 anni

aspetta 13 ore il ricovero

È successo a Merate ma l’emergenza riguarda anche il Manzoni: pochi i medici

Il figlio dell’anziana: «Cure adeguate, ma un trattamento così non è umano: il problema è l’organizzazione»

Una signora di 93 anni lasciata su un letto di astanteria per tredici ore. È quanto avvenuto nei giorni scorsi al Pronto Soccorso dell’ospedale Mandic di Merate. Quasi inevitabile se il codice non è “giallo” o “rosso”, i più gravi, ma “azzurro” (dedicato agli anziani e ai bambini, ma corrispondente a un “verde”, ovvero non grave).

Inevitabilmente, cioè, i pazienti meno gravi vengono lasciati in attesa per soccorrere chi ha più bisogno, visto che il medico in servizio a Merate quella notte era uno solo. Ma la stessa cosa, ovvero un ritardo inaccettabile nel dare risposta a chi venga portato in Pronto Soccorso, potrebbe accadere, se non è già accaduto, anche al Pronto soccorso del Manzoni di Lecco. Il perché è presto detto: anche a Lecco mancano medici e infermieri.

Il primario del Ps di Lecco Luciano D’Angelo non intende commentare l’episodio, ma ammette le carenze in pianta organica. «Ci sarà un concorso pubblico il 20 dicembre e speriamo che non vada deserto. Altrimenti siamo nei guai, dal punto di vista dell’organico. Siamo sempre in sofferenza. E noi di medici la sera ne abbiamo, rispetto a Merate, due sempre in servizio, ma abbiamo esattamente il doppio degli utenti di Merate…».

Ma torniamo al caso meratese: la signora 93enne, una paziente sotto anticoagulanti orali (Tao), cardiopatica, alle 14,30 di lunedì 3 dicembre viene trasportata al Ps dell’ospedale meratese dove attende su un lettino la visita per sei ore. Dopo di che, per essere ricoverata, deve aspettarne altre sette, ovvero fino alle 4 del mattino. «Hanno cominciato a visitarla alle 20,30 e poi hanno deciso il ricovero in piena notte, alle 3 e 50 del mattino. Tredici ore dopo che siamo entrati in Pronto Soccorso».

Lo sconcertato racconto è di Roberto Riva, già consigliere comunale della giunta Albani e poi passato in minoranza, fino al 2014. Riva, però, non parla da politico, ma da cittadino: «Premetto che non sto protestando contro medici e infermieri del “Mandic”. Se dalle 20 di sera c’è un solo medico con 8 letti di Pronto Soccorso più le due salette per le emergenze e una marea di persone sedute fuori, lo staff medico non può fare miracoli. La mia protesta è contro la Regione e un’organizzazione che, è evidente, non funziona».


© RIPRODUZIONE RISERVATA