Pronto intervento, i fondi. Danni per milioni di euro
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Pronto intervento, i fondi. Danni per milioni di euro

L’assessore regionale Sertori: «Benefici per oltre mille Comuni». In Valchiavenna le prime stime. «Ma ciò che serve è la pulizia degli alvei».

«Con questo provvedimento la Regione Lombardia si dimostra ancora una volta vicina ai territori interessati dai recenti eventi calamitosi, allargando la platea dei Comuni destinatari del finanziamento regionale per le opere di pronto intervento». Lo ha detto l’assessore regionale agli Enti locali e Piccoli Comuni, Massimo Sertori, commentando l’approvazione da parte della giunta, su proposta dell’assessore al Territorio e Protezione civile, Pietro Foroni, di concerto con lo stesso Serori, della delibera che prevede la totale copertura delle spese sostenute per i lavori di pronto intervento per tutti i Comuni fino a 5.000 abitanti. Per i Comuni con popolazione oltre 5.000 abitanti e fino a 20.000 abitanti, invece, la copertura viene riconosciuta nella misura dell’80% delle stesse.

Il provvedimento non comporta oneri finanziari diretti per il bilancio regionale, trovando copertura in risorse già stanziate. Si amplia così la platea di Comuni che potranno ottenere una copertura totale agli interventi di somma urgenza da loro effettuati: se prima erano circa 300 (poiché la legge ammetteva solo quelli fino a mille abitanti), adesso il numero di quelli che potranno beneficiarne sale a oltre mille.

«La Regione inoltre - ha aggiunto Sertori - mette a disposizione i propri uffici per dare supporto ai Comuni anche per lo svolgimento di tutte le fasi di gestione amministrativa, delle emergenze. Al di là degli interventi di somma urgenza, l’attenzione resterà alta verso la prosecuzione di interventi strutturali che hanno aiutato a scongiurare danni maggiori. Gli interventi ammessi al finanziamento dovranno interessare esclusivamente strutture o infrastrutture pubbliche, l’uso delle quali, in situazioni di emergenza idrogeologica o in conseguenza di calamità naturali, costituisca una condizione di rischio immediato per la pubblica incolumità. I danni devono essere strettamente connessi a fenomeni naturali eccezionali. In ogni caso il contributo regionale per ogni singola opera è riconosciuto fino al limite massimo della spesa di 100.000 euro.

Venendo alla Valchiavenna, un conteggio esatto ancora non c’è, ma si parla di danni per qualche milione di euro. Senza tenere conto delle decisioni che andranno prese per quanto riguarda il bypass di Gallivaggio. Sicuramente il danno maggiore subito dalla Valchiavenna dal punto di vista delle infrastrutture, visto che gli attraversamenti dei torrenti sono stati spazzati via dalla piena del Liro e delle valli laterali. Prima riunione per fare il punto della situazione sabato pomeriggio in Comunità montana Valchiavenna.

Ogni Comune ha presentato il proprio elenco dei danni subiti. Qualcuno, come ad esempio Piuro, ha già con un conto preciso. Solo per il Comune della Bregaglia italiana si parla di danni per oltre 600mila euro. C’è, ovviamente, anche chi come Villa di Chiavenna, non ha subito danni rilevanti. E qui il conto è sostanzialmente zero. «Un conteggio preciso – spiega l’assessore al territorio della Cm, Mauro Premerlani – ancora non c’è. Oltre al problema di Gallivaggio, abbiamo problemi rilevanti su molti sentieri. Primo fra tutti la Via Spluga che all’altezza di Gallivaggio non è transitabile. Ci sono interruzioni anche nel tratto tra Campodolcino e Montespluga di Madesimo, ma qui contiamo di ripristinare il passaggio nel giro di poco tempo». Dal lido di Novate al Tracciolino, dalla camminata lungo lo Scalcoggia a Madesimo alle arginature del Trebecca a Prata Camportaccio, l’elenco dei problemi è lungo: «Per quanto ci riguarda – commenta il vicesindaco di Chiavenna Davide Trussoni – stiamo ancora facendo un bilancio e non abbiamo una cifra precisa».

Stessa situazione in altri Comuni. Ma non ci sono solo i danni. Tutti hanno sottolineato un problema di manutenzione e prevenzione: «La vera emergenza – sottolinea il sindaco di Prata, Davide Tarabini – sono gli interventi sui torrenti, alcuni dei quali ormai al limite. Noi abbiamo problemi sia sul Trebecca sia sullo Schiesone, ma la stessa situazione riguarda la generalità dei corsi d’acqua minori. Altrimenti ricostruire sarà inutile. Al prossimo nubifragio saremo al punto di partenza». Nel conteggio, insomma, bisognerà inserire anche questa voce, non imputabile a danni diretti del nubifragio. Un aspetto su cui concorda il vicepresidente della Cm: «Gli interventi di pulizia dal materiale presente nei corsi d’acqua è il punto centrale di tutta questa vicenda. Si tratta di opere di manutenzione straordinaria e ordinaria che non sono più indifferibili».


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