Poschiavo, c’è il “pane alla pesteda”  Ma la ricetta è opera di un grosino
Adriano Caspani fa il panettiere e da trent’anni lavora oltre confine, in un panificio a San Carlo

Poschiavo, c’è il “pane alla pesteda”

Ma la ricetta è opera di un grosino

Va a ruba, a San Carlo, oltre confine, la creazione del panettiere Adriano Caspani. «Usiamo farine integrali e l’ingrediente sorpresa arriva da Ravoledo, dagli zii di mia moglie».

Non poteva che essere un grosino l’inventore del “pane alla pesteda”, anche se la specialità è sfornata da una quindicina di giorni oltre confine, nella panetteria Crameri di San Carlo (Poschiavo).

Colui che ha deciso di mettere nel pane l’insaporitore grosino - la pesteda è un battuto di aglio, pepe, sale inumidito con vino con l’aggiunta ai piacimento di erbe alpine - è il panettiere grosino Adriano Caspani “Barbavecc”, 56 anni domenica scorsa, conosciuto in provincia per essere dalla nascita del team il presidente della formazione grosina che ha messo in sella generazioni di baby ciclisti.

«Quando i miei ragazzini del ciclismo mi hanno detto di aver mangiato a Livigno i grissini alla pesteda che io non ho ancora provato, mi sono detto che il pane con la pesteda avrei dovuto crearlo io da buon grosino e così è stato, grazie alla preziosa collaborazione del mio aiutante Alessandro Luraghi, di Bianzone (con moglie grosina, quindi anche lui di pesteda se ne intende, ndr). Abbiamo fatto qualche prova ed eccoci alla nascita del prodotto che sta piacendo ai clienti della panetteria nella quale lavoriamo noi. Ne sforniamo 10 chili per volta».

Ci sono due versioni del pane alla pesteda. Uno è quello che non vede l’aggiunta di altri ingredienti, l’altro invece ha pure le noci. Ovviamente Caspani, che ha imparato il mestiere da ragazzino al panificio Gilardi di Grosio e da oltre trent’anni lavora in Svizzera, ci svela solamente pochi segreti: «L’impasto è fatto con farine integrali, deve riposare un giorno in frigorifero e la pesteda è quella che preparano a Ravoledo gli zii di mia moglie Maria, Roberta e Martino».

Al gusto della pesteda i clienti del panificio elvetico sono abituati, visto che sono anni che la si trova sul balcone del negozio. Un boom, quello dell’insaporitore grosino, che c’è stato nell’ultimo decennio grazie ai concorsi per premiare la miglior pesteda grosina in occasione di alcune edizioni della Notte bianca di Grosio. La regina della pesteda è Margherita Besseghini, che la prepara con una finalità nobile, visto che i ricavati sono inviati all’operazione Mato Grosso nella quale opera il figlio Lino, da tempo in Sudamerica. Un assoluto fan della pesteda è l’ex procuratore capo del tribunale di Sondrio Gianfranco Avella, che fu anche uno degli ideatori di un convegno sul tema tenutosi, ovviamente, a Grosio. A Livigno l’ambasciatore della pesteda è il comandante della polizia locale Cristoforo Franzini, che la confeziona con etichetta personalizzata e dal Piccolo Tibet l’ha mandata ovunque.


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