Martedì 27 Agosto 2013

Poschiavo accusa

«Traffico solo italiano»

Nelle due immagini le colonne delle auto che si formano spesso a Poschiavo. I residenti protestano e chiedono misure per risolvere la situazione.

«In questi anni la nostra valle si è trasformata in un misero corridoio di transito. È sotto gli occhi di tutti che la Valposchiavo ne risulta svilita culturalmente, declassata paesaggisticamente, oltre che minacciata sul piano ecologico».

Con queste considerazioni, i membri del comitato Traffico Intelligente in Valposchiavo per un Ambiente Sostenibile (Tivas) tornano ad alimentare la discussione relativa agli intensi flussi veicolari nella vicina valle elvetica. Questa volta l’accento viene posto sulla possibile coesistenza di quello che descrivono come un “corridoio di transito” con un fragile ambiente naturale e culturale come è quello della Valposchiavo.

«La cultura, in senso lato, riflette una relazione globale degli individui con l’ambiente in cui vivono - affermano i membri di Tivas - e con le generazioni successive che della cura di quello stesso ambiente dovranno farsi carico. Per noi valposchiavini una primaria ricchezza culturale è rappresentata dalle nostre specificità linguistiche, architettoniche, paesaggistiche e naturalistiche. Oggi tale patrimonio si trova esposto a ingenti pressioni esterne di origine viabilistica». In particolare, il comitato Tivas, che continua a far registrare adesioni tra la popolazione della valle, sottolinea che l’inquinamento atmosferico e acustico tocca a tratti soglie preoccupanti, danneggiando non solo il territorio e la popolazione residente, ricadendo negativamente sul soggiorno degli ospiti. «Immaginiamo - aggiungono - quale possa essere la condizione che si verificherà in Valposchiavo da qui a qualche anno, stante la sempre maggiore intensità del traffico (soprattutto di punta) e stante il divieto sancito dall’articolo 84 della Costituzione federale d’incrementare la capacità delle strade che attraversano le regioni alpine. Lo stesso testo di legge prevede una limitazione delle aggressioni provenienti dal transito veicolare a protezione degli umani, della fauna, della flora e dei relativi spazi vitali».

«Rimarchiamo che la nostra non è una regione alpina qualunque, ma una valle ristretta con minori capacità di assorbimento degli inquinanti e, per via della sua meravigliosa composizione di differenti biotopi, afflitta da fragilità ambientali critiche». Da Tivas viene poi sottolineata anche la problematica dell’inquinamento acustico, che risulta esaltato su un territorio angusto. «Chiunque viva non troppo lontano dalla strada cantonale - spiegano - sperimenta soggettivamente variazioni nette del rumore causato dal traffico. A spanne, la strada cantonale è avvolta da 80 dB e più, il che corrisponde a una pressione sonora almeno tre volte superiore a quella prodotta da un aspirapolvere. I valori soglia estivi di inquinamento fonico, paragonati a quelli della stagione “morta”, sono eccessivi per un piccolo ambiente come il nostro. Il traffico sta assordando la Valle e la sottopone a sbalzi acustici continui».

L’analisi di Tivas non si limita al riscontro dei problemi, ma giunge a proporre soluzioni che si muovano nella direzione della “mobilità sostenibile”. «Il problema del richiamo turistico, della salvaguardia dell’ambiente e della cultura locale è sia tecnico, sia politico - affermano -. Esso non si risolve mettendo in bella mostra più gerani su balconi e finestre, tantomeno con la segnaletica. occorrono soluzioni di moderazione del transito ben più incisive, come quelle che stiamo elaborando grazie anche alle adesioni dei concittadini. In gioco ci sono i valori permanenti della nostra comunità. Non vogliamo buttare tutto ciò alle ortiche, facendo la fine dalla rana nella pentola. Vogliamo invece conferire forza alla nostra identità locale, mantenendo con senso di responsabilità il delicato patrimonio che il passato ci ha consegnato». n

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