Ponte, sul crollo incombe la prescrizione
Il tir piombato al suolo insieme alla campata del cavalcavia

Ponte, sul crollo incombe la prescrizione

La tragedia del 28 ottobre 2016Fissata la data dell’udienza preliminare all’8 gennaio, ma potrebbe essere tardi
Alcuni reati “vanno in archivio” in 7 anni e mezzo: difficile pensare di definire tre gradi di giudizio in tempo

L’udienza preliminare per i cinque imputati per i quali la Procura di Lecco chiede il giudizio è stata fissata per l’8 gennaio, davanti al giudice Paolo Salvatore. Ma l’eventuale processo per il crollo del ponte di Annone rischia di partire “zoppo”, con la prescrizione a incombere su alcuni dei reati contestati, nel decreto di chiusura delle indagini e della successiva richiesta di rinvio a giudizio, dal sostituto procuratore della repubblica di Lecco Andrea Figoni e il procuratore capo Antonio Chiappani.

Nell’ipotesi in cui il gup decida per il processo, è probabile che ci vorranno alcuni mesi per la prima udienza. E diventa difficile pensare che in quattro anni o poco più - o poco meno - si possa riuscire a definire i tre gradi di giudizio.

La riforma non serve

In sette anni e mezzo - infatti - sono fissati i termini di prescrizione per l’omicidio colposo, quindi potrebbe non esserci mai un colpevole per la morte di Claudio Bertini, l’insegnante in pensione di 68 anni, residente a Civate, che stava transitando sulla statale 36 per tornare a casa , quando il ponte cadde al suolo al passaggio di un autoarticolato, alle 17.20 del 28 ottobre 2016.

Non si corrono rischi per le ipotesi di reato di disastro colposo e crollo di costruzioni, per i quali i termini di prescrizione sono raddoppiati, ossia 15 anni.

Questo il quadro che potrebbe profilarsi: l’inchiesta sulla tragedia di Annone ha conosciuto notevoli traversie, è passata di mano per ben tre volte, iniziata con il sostituto procuratore Nicola Preteroti, magistrato di turno quel pomeriggio, poi trasferito a Bergamo. Quindi continuata con la collega Cinzia Citterio, a Monza dal settembre dello scorso anno. E conclusa dal pm Figoni che, al suo primo incarico da magistrato, si è trovato a gestire indagini tutt’altro che semplici. E che hanno richiesto lunghe e complesse valutazioni tecniche, “cristallizzate” dal professor Marco Di Prisco del Politecnico di Milano, Polo di Lecco, in una consulenza di 77 pagine depositata a poco meno di un anno di distanza dalla tragedia.

Non potrà essere d’aiuto, per evitare la prescrizione dei reati “a rischio”, nemmeno la riforma varata dal governo e che entrerà in vigore, tra le proteste degli avvocati (che al riguardo hanno indetto un nuovo “sciopero” per la prima settimana di dicembre), il prossimo primo gennaio. La misura non avrà infatti carattere di retroattività, quindi non potrà applicarsi al caso del ponte.

Gli imputati

Sono cinque le persone per le quali viene chiesto il processo: Angelo Valsecchi, ingegnere, 53 anni di Lecco, dirigente del settore Viabilità e Infrastrutture dell’amministrazione provinciale di Lecco, Andrea Sesana, ingegnere, 38 anni di Oggiono, responsabile del servizio concessioni e reti stradali sempre della Provincia, Giovanni Salvatore, ingegnere, 59 anni, capo del centro manutenzioni dell’Anas per la Lombardia, Silvia Garbelli, 59 anni, funzionario tecnico del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo, e Roberto Torresan, ingegnere, 56 anni, di Busto Arsizio (Varese). Stralciata la posizione di Eugenio Ferraris, 61 anni, dirigente del settore Pianificazione territoriale e grandi infrastrutture della Provincia di Bergamo, per il quale è stata chiesta l’archiviazione.


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