Poco tempo, disaffezione, timori: le analisi dei sindaci sulla fuga dalla politica locale
Inizia lo spoglio delle schede

Poco tempo, disaffezione, timori: le analisi dei sindaci sulla fuga dalla politica locale

Sentendo gli addetti ai lavori, sembrano diverse le motivazioni che stanno a monte delle numerose liste uniche che si profilano alla tornata elettorale di fine maggio.

Disaffezione per la cosa pubblica? Rassegnazione? Zero voglia di mettersi in gioco e di dedicare tempo libero alla vita del municipio? Sentendo gli addetti ai lavori, sembrano diverse le motivazioni che stanno a monte delle numerose liste uniche che si profilano alla tornata elettorale di fine maggio: ci sono paesi in cui di candidato in corsa alla poltrona di sindaco ce n’è solo uno. Ahimè sembrano destinati a finire i tempi in cui l’aula consiliare era teatro di battibecchi e di confronti accesi tra maggioranza e opposizione, talvolta anche “conditi” da frasi e detti dialettali, che, diciamolo pure, facevano ridere il pubblico - è diventato un grande assente pure questo - e chi fa il giornalista di provincia e, per lavoro, segue i consigli comunali.

«Bisogna davvero interrogarsi guardando lo scenario che si prospetta in questa tornata elettorale. Deve farci riflettere il dilagare di liste uniche, con un solo candidato sindaco» sostiene Angelo Di Cino, primo cittadino di Montagna, pronto a dire addio alla vita amministrativa, dopo cinque anni di governo.

«Si potrebbe parlare di disaffezione, ma credo che al giorno d’oggi giochi anche la paura di non riuscire a dedicare il giusto e dovuto tempo ad un impegno come quello dell’amministratore. Forse si prediligono gli affetti, la famiglia, ancor di più in una società che viaggia a mille allora e di tempo ce n’è sempre di meno» aggiunge Di Cino.

«Una situazione generata dal disinteresse e dalla disaffezione, nonché dalla poca voglia di spendersi», è convinto Tiziano Maffezzini, sindaco di Chiuro da due mandati senza minoranza, essendo stato l’unico da dieci anni a questa parte a candidarsi. E pare che la stessa cosa accadrà anche alle elezioni del 26 maggio. «Secondo me per il volontariato il tempo lo si trova, ma quando si pensa a un impegno in Comune l’interesse scompare, soprattutto perché sempre di più oggi il municipio è considerato qualcosa di troppo complesso». Indubbiamente gioca anche «la dilagante disaffezione per la politica, vista come qualcosa di poco chiaro e poco pulito».

Guardando ai piccoli Comuni - realtà pressoché onnipresenti sul nostro territorio - «è sempre più spesso il municipio il primo posto in cui il cittadino si reca quando qualcosa non funziona. Motivo per cui viene visto come il luogo delle lamentele e, quando c’è da candidarsi, si preferisce starne a debita distanza».

Pronto a ricandidarsi arrivando da un mandato senza minoranza consiliare è anche Massimiliano Franchetti: «Ritengo siano due le cause di questo dilagare di liste “solitarie” - l’opinione del sindaco di Castione -: innanzitutto un generale riflusso nel privato. Oserei dire egoistico e personale. Il cittadino pretende solo che siano erogati dei servizi senza preoccuparsi di chi deve farlo e con che strumenti e risorse lo riesce a fare». Secondo motivo, «un disinteresse generale per la politica e per l’amministrazione della cosa pubblica, fenomeno diffuso a livello nazionale».


© RIPRODUZIONE RISERVATA