Pochi lavarelli nel lago, gli esperti  «Con l’acquacoltura possono aumentare»
Da sin: Bruno Camera, Gianmaria Gambotti, Luigi Guglielmetti e Antonio Moglia (Foto by foto butti)

Pochi lavarelli nel lago, gli esperti

«Con l’acquacoltura possono aumentare»

Torna lo Slow Lake Festival, che quest’anno si apre con un incontro dedicato al “Lario, bene comune” - «La carenza di pesce è un problema che interessa tutti»

«Siamo consapevoli del grido di allarme dovuto alla scarsità cronica della presenza di pesce nel nostro lago. È un problema che interessa l’intera economia legata al prodotto ittico, dall’industria commerciale a quella artigianale e che riguarda i professionisti del settore e i pescatori dilettanti».

Con queste parole Antonio Moglia, referente di Slow Food Como, ha presentato, ieri al Crotto del Sergente, l’edizione di quest’anno dello Slow Lake Festival, che si terrà domenica 30 giugno e si aprirà con un incontro, aperto al pubblico, dal titolo “Il Lario: Bene Comune”.

«Il nostro lago non è solo una bellezza naturale – ha proseguito - ma è anche un bene comune perché ci fornisce cibo che noi vorremmo avere con una certa continuità, sempre nel rispetto dell’ambiente e della sua biodiversità, acquistato direttamente dal pescatore locale e secondo stagionalità. Proprio quest’ultimo aspetto migliorerebbe tantissimo il sistema ambiente del lago, la nostra salute e il nostro piacere gastronomico. Insieme alla sostenibilità, forse, senza pregiudizi, dobbiamo anche pensare a forme di acquacoltura, per sfruttare al meglio questa preziosa risorsa per l’economia locale».

«Il calo di pesce nel lago riguarda unicamente il lavarello – ha commentato Luigi Guglielmetti, presidente di Aps Como – a fronte di un’incredibile presenza di agoni. Questo è piuttosto normale: cala una specie e la nicchia alimentare lasciata libera viene occupata da un’altra. Sappiamo che il lavarello è la specie principe della ristorazione legata al pesce di acqua dolce sul lago di Como, ma i cali di pescato ci sono sempre stati, il lago è un ambiente difficilissimo da interpretare e, in questo caso specifico, non conosciamo la causa di questa netta diminuzione, solo gli scienziati potrebbero tentare di darci una spiegazione». Carlo Romanò, ittiologo e funzionario di pesca presso gli uffici territoriali comaschi in regione Lombardia, parla della crisi dei lavarelli come di una vera e propria sorpresa. «Venivamo da vent’anni in cui il lavarello è stato pescato in quantitativi piuttosto importanti e in modo costante, circa cento tonnellate all’anno. Quattro anni fa si è dimezzato e da allora non si è più ripreso. I motivi non sono certi, si possono fare delle ipotesi, ma ci sono delle dinamiche naturali che non è possibile tenere sotto controllo».

«Per far fronte a questo problema - ha proseguito -, bisognerebbe tentare di indagare le eventuali cause, migliorare i ripopolamenti che già ora si fanno e costruire un percorso condiviso con i pescatori per cercare di abbassare la pressione di pesca e accelerare i tempi di ripresa, privilegiando, sia da parte dei ristoratori che dei consumatori, l’utilizzo di altre specie presenti in maniera più abbondante, come gli agoni».

Oltre al convegno, lo Slow Lake Festival, che avrà luogo al Crotto del Sergente, proporrà una giornata di degustazioni a tema, sorprese e musica live, con possibilità di pranzare e cenare.


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