Pizzo Cengalo, situazione tranquilla  «Ma guai ad abbassare la guardia»
La frana staccatasi dal Pizzo Cengalo nell’estate del 2017 (Foto by archivio)

Pizzo Cengalo, situazione tranquilla

«Ma guai ad abbassare la guardia»

Il geologo dell’Ufficio cantonale foreste e pericoli dei Grigioni ha fatto un resoconto. «L’esperienza consiglia di osservarlo attentamente, all’improvviso qualcosa si può muovere».

«Durante lo scorso inverno non ci sono stati movimenti e cadute di massi significativi». Pizzo Cengalo sostanzialmente fermo. Questo il quadro invernale presentato dal geologo del Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali dei Grigioni, Martin Keiser, durante l’incontro pubblico tenutosi nella serata di giovedì 25 aprile a Vicosoprano di Bregaglia.

La montagna crollata due anni fa con pesanti danni all’abitato della frazione di Bondo, con l’interruzione della viabilità che si collega alla Statale 37 della Valchiavenna e colate detritiche lungo tutta l’asta del fiume Mera per giorni, per il momento non dà segnali di risveglio. Una situazione che ovviamente non fa abbassare il livello di guardia: «La montagna durante lo scorso inverno è rimasta stabile – ha spiegato Keiser - . La situazione è al momento tranquillizzante, ma dall’esperienza passata posso dire che dobbiamo continuare a osservarla attentamente, perché all’improvviso potrebbero verificarsi nuovi movimenti. Lo scorso anno cominciò a muoversi durante l’estate, ed è possibile che anche quest’anno sarà così». Si teme evidentemente la lunga fase del disgelo. La primavera, soprattutto l’estate, quando si scioglierà il ghiaccio intrappolato all’interno dell’alta cima della Val Bondasca.

«Si parla di una nuova frana che interessa circa 3 milioni di metri cubi – ha spiegato il sindaco di Bregaglia, Anna Giacometti –, ma i timori sono per la quantità d’acqua presente nella roccia. Non c’è ancora un metodo di valutazione della quantità d’acqua, vista la pericolosità del luogo».

Il 9 maggio si terrà una prova del sistema di allarme per il fondovalle, che ritornerà a funzionare a pieno regime. Il borgo di Bondo, comunque, dovrebbe essere al sicuro. Di conseguenza anche la cantonale che attraversa la Bregaglia e collega il passo del Maloja alla Valchiavenna. Almeno finché la colata di detriti presenti nella valle si manterrà sotto il milione di metri cubi. Circa il doppio di quanti ne sono scesi nell’agosto del 2017. Per la Val Bondasca non cambierà molto. Rimarrà in gran parte chiusa, se non per due maggenghi che saranno riaperti per le attività agro-pastorali. Interdetto anche l’accesso alla valle per gli amanti del trekking, una risorsa importante per la Bregaglia, ma con riflessi turistici anche per la vicina valle italiana.

La capanna Sasc Foraa, punto di partenza per le ascese al Pizzo Badile, sarà accessibile da luglio grazie a un nuovo sentiero esterno alla valle. Per la capanna Sciora, invece, i tempi saranno più lunghi. Se ne riparla per l’estate 2020.


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