Piste inaccessibili  a impianti chiusi  «Stop eccessivo»
Piste battute e pronte a Livigno: è vietato qualsiasi tipo di utilizzo da sciatori, scialpinisti ma anche da bob e slittini

Piste inaccessibili

a impianti chiusi

«Stop eccessivo»

Norme e polemiche Critiche alla posizione del prefetto

«La situazione che si è generata è figlia delle restrizioni»

«È un po’ tirata per i capelli, la decisione di blindare i comprensori sciistici (a sciatori, scialpinisti, slitte, bob, eccetera) pur se a impianti fermi. Nulla da dire sulla legittimità della decisione prefettizia, è nelle cose, del resto, che se gli impianti sono chiusi, lo sono anche le piste, ma, considerata la situazione, sarei per un minimo di flessibilità».

Parola di Marco Rocca, ad della Mottolino spa, una delle maggiori società impianti di Livigno, quella sulla quale insiste la “Pista degli amanti”, pietra dello scandalo, in quanto polo di attrazione di amatori, decisi a tutto pur di farsi una sciata in pista, forse l’unica, della stagione.

«La situazione che si è generata è figlia delle restrizioni - dice Rocca - e, ancor più, dello stop all’apertura di lunedì in zona Cesarini. Quando tanti lombardi si erano già riversati nel comprensorio livignasco, decisi ad inforcare gli sci. Persone che aspettavano solo di sciare e che si sono trovate, davanti agli occhi, piste perfettamente battute e, di botto, diventate inagibili».

È così che è scattato l’imponderabile. «Chi è salito in taxi in cima alla pista, al Passo Era, chi servendosi dei bus pubblici che compiono la tratta Livigno-Trepalle - dice Rocca -. Un movimento autonomo, autoprodottosi, rispetto al quale potevamo poco o niente. Noi, le piste, non le avevamo neanche aperte. Da quel punto di vista siamo a posto. Il flusso è durato lo spazio di una giornata, questa mattina (ieri, per chi legge, nda), ma già ieri (martedì), la situazione era del tutto rientrata. Il comprensorio non lo manteniamo certo pulito, per cui, la cosa finisce qui. Eviterei, a mio modo di vedere, forzature eccessive».

Che eviterebbe anche Valeriano Giacomelli, ad della Società Impianti Bormio, dove, pure, qualche salita in auto a Bormio 2000, con relativa discesa sulla Stelvio non è mancata. «Che sulle piste, a impianti chiusi, non si possa fare sci alpino lo si sa - assicura -, dopodiché, ovvio, la gente è stata invogliata a praticarle per il fatto che se le è trovate lì, tirate e lucido, pronte per essere solcate, e le solcate. Noi, la nostra parte l’abbiamo fatta, in linea con il regolamento, chiudendo tutto, poi, andare a censurare quegli sciatori che sono scesi ci sembrava anche un poco eccessivo».

Da parte sua il prefetto Salvatore Pasquariello ha detto di avere semplicemente fatto il suo dovere e di avere applicato la norma che associa impianti a piste per evitare assembramenti e per la sicurezza degli sciatori.

Ma non tutti sono d’accordo, come il sindaco di Aprica Dario Corvi, il quale sostiene che dal punto di vista normativo le piste devono essere aperte. Ad Aprica il provvedimento non tocca la pista del Baradello, aperta anche di sera, che può continuare ad ospitare sciatori, snowboarders, scialpinisti, ciaspole, bob e slitte semplicemente perché si trova in provincia di Brescia.


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