Piove sempre meno, colture in affanno
In Valtellina sono ormai due mesi e mezzo che non piove

Piove sempre meno, colture in affanno

Dalla Fondazione Fojanini allarmanti dati sull’assenza di precipitazioni e sul cambiamento climatico. «Negli ultimi 14 anni si è registrata una crescita costante delle temperature, accelerando così i ritmi della natura».

Sta cambiando, cambierà: già da ieri, e stando alle previsioni ancora giovedì, in arrivo c’è finalmente aria umida, un fronte perturbato e meno freddo, sono le nuvole, la pioggia, la neve in città e tra tante aspettative, in quota, fenomeni atmosferici attesi.

Ma intanto, almeno in Valtellina, sono due mesi e mezzo che non piove e non nevica. I cambiamenti climatici rischiano di passare come “normalità” nel sentire comune, con gli slogan e i commenti scanditi del tipo, «ormai il meteo e il tempo riservano sempre sorprese, è tutto un po’ cambiato». Ma c’è chi con tempo e clima non può “abbassare la guardia”, è il mondo agricolo, delle produzioni legate alla terra, chi è del settore il cielo lo guarda ancora spesso, e vigila sulle condizioni atmosferiche che possono influenzare i raccolti, fare aumentare o diminuire i parassiti che insidiano le colture, lasciare senza risorse idriche i filari e i vitigni.

È il caso di Fondazione Fojanini, il Centro studi al servizio dell’agricoltura insediato e operativo a Sondrio, che ha una rete di centraline di rilevamento delle precipitazioni e delle temperature. Dicono ai coltivatori se ci siano misure e precauzioni da prendere in condizioni climatiche avverse. Fausto Gusmeroli, ricercatore responsabile della sezione di foraggicultura e alpicoltura, e Martino Salvetti, che si occupa di assistenza tecnica per la difesa fitosanitaria e le produzioni, il cielo lo guardano, eccome.

«Cambiamenti climatici che teniamo sotto controllo, o almeno, cerchiamo di monitorare - afferma Gusmeroli -. Per quanto riguarda l’agricoltura, da noi per il momento grossi problemi, questi ultimi mesi siccitosi, non ne stanno creando. Le colture - spiega - sono in riposo vegetativo e il periodo, seppur fortemente arido, non credo sia tale da creare già criticità a prati e pascoli, non protetti, tra l’altro, dalla neve. Certo - dice - se questa situazione dovesse prolungarsi fino a primavera il discorso sarebbe diverso, le piante nelle prime fasi della loro crescita sono molto attive, assorbono molta acqua e nutrienti. È chiaro - annota - che siamo sicuramente in una situazione difficile. Questa siccità è assolutamente anomala. Nonostante, e ce lo diciamo spesso, questo genere di anomalia stia diventando un po’ la normalità».

Parla di un clima che cambia. «Sì, sappiamo che il clima si sta esasperando, si vanno intensificando gli eventi meteorici e le oscillazioni termiche, in una situazione che vede un’alternanza di periodi siccitosi e caldi ad altri di forti precipitazioni. Con anche variazioni di gradi piuttosto violente da un giorno all’altro. Si sale o si scende anche di dieci gradi e questo - sottolinea - sta diventando la norma. Ma la norma - precisa Gusmeroli, che è anche docente a contratto in Ecologia agraria alla Università di Milano - è costituita sempre di più dal cambiamento climatico. Il clima - aggiunge - è per definizione variabile ed è normale che si alternino periodi caldi, altri più rigidi, questo è nel normale andamento meteorologico, non ci si deve fare ingannare dalla singola annata. Pur tuttavia - ribadisce - le tendenze sono chiare, e negli ultimi anni le temperature hanno continuato ad aumentare. Noi abbiamo sotto controllo i dati. Negli ultimi 14 anni - afferma - ogni anno sui dati termici si sono superati i record delle stagioni precedenti, ha fatto più caldo, è evidente che ci sia una accelerazione nei ritmi della natura. I climatologi sostengono che se noi “sfondiamo” a livello globale la soglia dell’aumento di un grado e mezzo di temperatura rispetto alle epoche preindustriali, potremmo superare la “soglia” di non ritorno. Sarebbe un mondo che non si è mai visto».

Carenza protratta di precipitazioni confermata anche da Martino Salvetti. «Poca pioggia - commenta -, ho chiesto consulto alle stazioni meteo, siamo pressoché fermi. Da fine ottobre e primi di novembre, da quei 220 millimetri di pioggia caduti dal 26 al 31 ottobre non ci sono state più piogge. Lo stato siccitoso non sta per ora intaccando le risorse idriche in quota. Ma certo, con l’accumularsi di precipitazioni in montagna, l’orizzonte per l’agricoltura è tutta un’altra cosa: i bacini, i torrenti che irrigano i versanti e il fondo valle a ora sono secchi. Diciamo che l’annata - conclude - non è iniziata nel migliore dei modi».


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