Personale in fuga  e calano gli introiti  «Rsa in difficoltà»
La rsa Ambrosetti Parravicini di Morbegno (Foto by gianatti)

Personale in fuga

e calano gli introiti

«Rsa in difficoltà»

Dopo l’appello di Tornadù (Città di Sondrio) altre strutture in provincia lamentano gli stessi problemi

«Siamo alla continua rincorsa di personale, soprattutto infermieristico, e allo stesso tempo alla continua ricerca di un equilibrio fra nuovi ingressi di ospiti e nuovi innesti di personale. Con un occhio di riguardo ai costi, perché purtroppo non possiamo abdicare neppure sotto questo aspetto, se vogliamo che la struttura continui a garantire un servizio di qualità».

Parola di Italo Rizzi, presidente della Casa di riposo Ambrosetti-Paravicini, di Morbegno, che comprende e condivide le preoccupazioni di Costantino Tornadù, presidente della Rsa “Fondazione Città di Sondrio”, in merito al drenaggio di personale medico, infermieristico e di supporto, verso strutture altre, soprattutto, ospedaliere.

«Il punto di forza da noi - afferma Rizzi - è rappresentato dal fatto che possiamo contare su un’equipe medica solida (formata da quattro medici dipendenti e due in libera professione, ndr), per cui da questo punto di vista siamo al momento al sicuro, mentre il problema si pone rispetto alla ricerca di figure infermieristiche. Reperirle è difficilissimo e neppure il fatto di aver ritoccato al rialzo i parametri retributivi ha portato a qualche vantaggio».

Su 11 figure infermieristiche uscite fra il 2020 e il 2021, e confluite, soprattutto, nei presidi di Asst Valtellina e Alto Lario, solo una è stata rimpiazzata, per quanto, negli ultimi tre mesi, le assunzioni siano state, ben, 15.

«Oltre all’infermiera, abbiamo assunto un’educatrice e 13 fra ausiliari socio assistenziali e operatori socio sanitari - precisa Ivan Bianchi, vicedirettore amministrativo della Rsa - queste ultime figure introdotte in collaborazione con i poli di formazione “Immaginazione e lavoro” di Sondrio e Enaip di Morbegno. Non è un passaggio di poco conto per noi l’introduzione degli Oss, perché in passato non ne abbiamo mai avuti. Solo infermieri ed Asa. Tuttavia la situazione venutasi a creare, con l’assoluta impossibilità di trovare infermieri, ci ha consigliato per questa opzione, tenuto conto che gli operatori socio sanitari non possono sostituire ma solo affiancare le figure infermieristiche, sempre presenti su turni dalle 6 alle 22. Anche di notte, un’infermiera, in struttura, è sempre a disposizione».

Apporti cui si affiancano anche quelli dei volontari, da poco reintrodotti, pur nel rispetto di rigidi protocolli anti Covid, e che hanno permesso, alla struttura, di riprendere quota, in tema di nuovi ingressi tant’è che, con la settimana entrante, la Rsa andrà a 178 posti letto occupati sui 194 complessivi, di cui 128 sono a contratto (con rimborso regionale per la parte di assistenza sanitaria), 12 sono di cure intermedie, e 38 paganti. Restano non coperti 16 posti per solventi, ma, al netto dei 10 letti che vanno lasciati liberi per eventuali isolamenti, non si potrebbero neppure coprire perché il personale in servizio è tarato sulla capienza attuale.

«La situazione è molto critica e non è destinata a risolversi a breve - assicura Andrea Catalano, direttore sanitario della Rsa Bongioni - Lambertenghi di Villa di Tirano -. Noi siamo alla ricerca di figure infermieristiche da inizio estate, ma, al momento, non ne abbiamo trovate. Qualche colloquio c’è, ma, poi, l’opzione ospedale ha vinto. C’è una differenza retributiva notevole, per cui, le Rsa non sono competitive. Per ora, la qualità del servizio ai nostri 70 ospiti è garantita, ma, potremmo dover rivedere i turni chiedendo un maggiore impegno a chi c’è. Ovvio, nei limiti, dello stretto possibile».


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