Per il fiume Mera non tutto è perduto   «Ripresa ecologica lenta, ma ci sarà»
Mera fiume di fango lo scorso anno in seguito alla frana del Cengalo

Per il fiume Mera non tutto è perduto

«Ripresa ecologica lenta, ma ci sarà»

Pastore dell’Arpa ha fatto il punto alla luce della situazione in Val Bondasca

Fino al nuovo smottamento non sarà possibile intervenire sul ripopolamento dei pesci

«Il fiume Mera non è morto»: secondo Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) c’è un’evoluzione positiva della situazione. L’anniversario della frana del Pizzo Cengalo ha offerto lo spunto per un convegno organizzato e ha rappresentato una preziosa occasione per fare il punto sullo scenario della Val Bondasca anche della situazione del fiume Mera tra la dogana di Castasegna e il Lago di Mezzola.

La geologa Maria Luisa Pastore, che all’Arpa è responsabile del Settore tutela dai rischi naturali e ha ben presente la condizione del corso d’acqua ha sottolineato che: «dopo lo smottamento del Cengalo sono state effettuate misurazioni su cinque punti del fiume tra Villa e Samolaco, oltre al lago di Mezzola, per determinare i solidi sospesi. Poi è stato fatto un monitoraggio biologico. Ovviamente l’evento ha determinato un impatto notevole e noi stiamo seguendo l’evoluzione».

Il fiume Mera, allo stato attuale, «non può essere considerato morto». La risposta attuale è incoraggiante. «C’è comunque un’evoluzione positiva e anche questa porzione del territorio italiano risente di parecchie sorgenti di problematiche, non abbiamo solo l’evento della frana. Va a sommarsi ad altre questioni. La ripresa ecologica sarà lenta, ma confidiamo nel fatto che la natura faccia il suo corso».


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