«Parte del mio cuore rimane tra voi»
A Chiuro giovedì sera tanti amici hanno salutato il prefetto, che a fine marzo lascerà l’incarico in Valle

«Parte del mio cuore rimane tra voi»

Il saluto del prefetto di Sondrio. Lettera accorata ai valtellinesi e valchiavennaschi - Tanti gli hanno tributato attestati di stima

In prima linea nei numerosi tavoli istituzionali ma anche vicino alla gente comune, che si è rivolta a lui in questi anni.

Chi semina vento raccoglie tempesta, ma chi semina il bene raccoglie amore. E il prefetto di Sondrio, Giuseppe Mario Scalia che per raggiunti limiti di età (65 anni il prossimo 27 marzo) chiuderà il suo incarico in terra valtellinese, lascia una copiosa messe di prodigalità empatica e di vicinanza affettiva e fattiva alla popolazione meritandosi l’appellativo di “Prefetto della gente” a cui è stato sempre vicino e che lascerà a malincuore. «Carissimi Valtellinesi e Vachiavennaschi, dal più piccolo al più grande, non so descrivere il mio stato d’animo...una vena di tristezza affiora inevitabilmente», scrive nella sua accorata lettera di commiato in cui chiede perdono alle Persone che non ha saputo amare e per cui in alcuni frangenti avrebbe voluto fare di più.

Un vero e proprio testamento spirituale, il suo, rivolto alla gente comune che lo ha sempre riconosciuto per strada fermandosi con lui nella certezza di essere ascoltata. «Una parte del mio cuore rimarrà a vostra disposizione. Non Vi dimenticherò mai perchè Vi ho tutti nel mio cuore». La Prefettura con lui si è aperta alla gente, anzi è andata tra la gente con la semplicità del cittadino che incontra i suoi simili in una cittadinanza attiva che si misura giorno dopo giorno nelle difficoltà quotidiane attraverso l’ascolto con l’anima, quel guardarsi serenamente negli occhi sapendo di trovare un amico, un confidente, un sostegno, accanto a quell’autorevolezza figlia di una determinazione pervicace nel combattere al fianco di chi magari ha perso il lavoro, ha smarrito la strada, o si ritrova senza un futuro.

Uomo probo, buono e saggio, Scalia, con la sua carismatica umanità condita da quella sottile, bonaria ironia che lo ha sempre contraddistinto in seno alla numerosa cerchia dei suoi amici più stretti, e fedele servitore dello Stato che ha perseguito i più alti ideali della Repubblica coniugandoli in un impegno morale concreto al fianco soprattutto dei più deboli in un messaggio di fratellanza sincera che cerca di trovare sempre un punto d’incontro, una soluzione mediata per il bene del territorio. Come ha sempre cercato di fare nei tavoli istituzionali e informativi presso la prefettura.

Tantissimi gli attestati di affetto nei suoi confronti come quelli degli invitati della “prima tranche” presso le Cantine Nera di Chiuro, tra autorità civili e religiose e gente comune che gli ha tributato un omaggio sincero tra testi della sua madre spirituale, Madre Teresa di Calcutta, di poesie sentite come quelle di Adelina Della Bosca, e anche un’opera artistica di una Madonna con Bambino di Silvio Gaggi realizzata su pietra ollare con l’emblematica scritta “La Valtellina ringrazia un prefetto indimenticabile”, dono condiviso di tanti amici che hanno voluto accomunarsi nel saluto al loro prefetto. Perfetto anfitrione della serata di saluto, Pietro Nera, patron dell’omonima casa vinicola che ha messo in piedi una lauta cena a base di prodotti della gastronomia locale innaffiata dai suoi rinomati vini, il bianco “Alpi Retiche” del 2017, il “Valtellina Superiore docg Efesto” del 2015 e per finire in gloria un Valtellina Superiore “Signorie” Riserva 2011.

«Finisce una meravigliosa “avventura” che ho vissuto momento per momento, profondendo in essa sempre tutte le mie energie. Ho consumato e donato il mio essere con gioia e responsabilità, rispettando la vita, la vostra libertà, la vostra dignità. Adesso riprenderò a spendere quel po’ di vita che Dio mi concederà con i miei fratelli più poveri, quale indegno missionario di Madre Teresa, ma ritornerò nella vostra, bellissima e incantevole terra, perchè mi avete donato tanta gioia. Un abbraccio infinito».

Un semplice accenno alla sua vita da “missionario della carità” della santa di Calcutta di cui è figlio spirituale da quando, spinta da indomabile fede, Maria Teresa giungeva a San Gregorio al Celio a Roma per dormire o per partecipare alla Santa Messa con le sue consorelle, in fondo a tutti, piegata in due per l’umiltà. «La prima volta che l’incontrai, ricorda Scalia, mi regalò una medaglietta di San Massimiliano Kolbe, ucciso per rappresaglia nel campo di concentramento di Auschwitz, e un giorno portai con me anche il mio Lorenzo a conoscere quella che già in vita era una piccola santa che come Kolbe mi ha insegnato a fare del bene secondo le proprie possibilità ogni giorno consacrandosi a Maria attraverso la sua medaglia miracolosa come missione di ogni “milite dell’Immacolata”», spiega Scalia che all’epoca era impiegato al ministero dell’Interno, ma presente come “volontario della Carità”. “Prefetto dei poveri” con la sua vicinanza fattiva al mondo dei diseredati, ma anche dei bambini che lo riconoscono e lo salutano per strada con affetto, oltre che dei giovani a cui si rivolge nel suo messaggio epistolare tramite il dirigente scolastico territoriale Fabio Molinari: «Carissimi, desidero affermare che la cultura è l’unica arma vincente per affermare la vostra personalità. Uno studio approfondito e un comportamento corretto siano i veri pilastri che non devono mai essere dimenticati. Coraggio perseverante e ponete fiducia nei vostri insegnanti». Il prefetto Scalia non ha mai mancato di indicare come via maestra la famiglia, la scuola e le leggi dei padri della nostra Costituzione. Come “Prefetto delle Istituzioni e dell’Ordine pubblico” ha dato loro forza e coesione in mille tavoli istituzionali indirizzando un ringraziamento speciale per il lavoro svolto con impegno e sacrificio: «Senza di Voi non avrei mai raggiunto “quel servizio”: la vita è servizio e il servizio è la vita». Scalia ora potrà mettersi a tempo pieno al servizio dei poveri, o a dare quattro calci a pallone come faceva un tempo come attaccante di fascia “anche se gli mancava il tiro”, ma soprattutto potrà ancora dedicarsi ai suoi studi sulle minoranze etniche di cui si è occupato in molte pubblicazioni. Studi che lo hanno sempre affascinato e che lo vedranno ancora presente nei master dell’Università di Bergamo e della Lumsa di Roma.

Fitto il suo ruolino di marcia in quest’ultimo mese con appuntamenti che lo vedranno fino all’ultimo giorno impegnato nella soluzione dei mille problemi quotidiani e nel saluto “istituzionale” del prossimo 13 marzo, mentre tutto è pronto per una Santa Messa di ringraziamento e di auguri per il suo onomastico al Santuario della Madonna di Tirano a cui è sempre stato devoto, con la partecipazione del coro “La Bajona” di Bormio il prossimo 19 marzo. Molti i valtellinesi che a breve perderanno la loro figura istituzionale, il loro prefetto, ma saranno certamente molti in più quelli che perderanno un amico.


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