Paolo, alle Olimpiadi di cinese tra poesie in mandarino e il suono del “guqin”
Paolo De Giovanni, 26 anni, si è laureato alla Cattolica in Lettere

Paolo, alle Olimpiadi di cinese tra poesie in mandarino e il suono del “guqin”

Ardenno, davvero curiosa la passione dell’universitario valtellinese che a 26 anni è il migliore in Italia a parlare la lingua.

Da Ardenno a Pechino, dal clarinetto nella banda di paese alle corde del guqin per arrivare alle Olimpiadi di cinese che si terranno quest’estate nel cuore dell’Oriente. Lui è Paolo De Giovanni, 26 anni, di Ardenno, fresco - si parla della scorsa settimana - di laurea in Lettere alla Cattolica di Milano, in Filologia Moderna con una tesi in Storia contemporanea sui rapporti Italia-Cina. Prima, però, ha vinto a Padova la selezione nazionale del concorso “Chinese Bridge” che lo porterà a luglio come rappresentante dell’Italia e San Marino alla finale mondiale in Cina con 80 sfidanti provenienti dai cinque continenti.

La passione

È lui, infatti, il migliore studente italiano di cinese dopo aver passato la selezione nazionale del concorso “Chinese Bridge” Chinese Proficiency Competition,

«Tutto è nato un po’ per caso ed è sicuramente legato al mio amore per la ricerca storica - afferma Paolo, emozionato e modesto -. Mi ha appassionato il corso di Storia della Cina, così mi sono iscritto a un corso per principianti dell’istituto Confucio dell’Università Cattolica, ho piano piano perfezionato la conoscenza della lingua, quasi per hobby».

Le trasferte

Poi però è arrivato a frequentare un periodo di studio alla Beijing Language and Culture University. Le trasferte in Cina, all’università. Un percorso che l’ha portato, dopo cinque anni, a conseguire la certificazione linguistica corrispondente al livello avanzato HSK6 e a misurarsi con il Chinese Bridge. L’Olimpiade della lingua cinese, lanciata nel 2002, alla quale partecipano gli istituti Confucio da mille sedi universitarie nel mondo. «È stata la mia insegnante Elisa Giunipero, docente della Cattolica e direttrice dell’istituto in ateneo, a darmi questa opportunità». Dopo l’esame scritto ha parlato per tre minuti su un tema scelto dalla commissione comunicato durante la prova. Poi si è cimentato in un’esibizione di cultura cinese; ha suonato il guqin e recitato una poesia di Li Bai, famoso poeta di epoca Tang. E adesso si sta preparando per partecipare alle Olimpiadi, la gara mondiale di lingua cinese che si svolgerà in Cina nel prossimo mese di luglio.

«Sinora i miei contatti con la Cina sono stati davvero positivi, sia a livello di ricerca, nella quale voglio proseguire in futuro con un dottorato, sia durante la trasferta in Cina: all’università mi sono trovato bene, un ambiente aperto molto vivo, multiculturale e forse la mia capacità di adattarmi e di parlare la lingua mi fatto trovare altrettanto bene anche in centri diversi da Pechino. Devo però dire che il dna valtellinese non si cambia e me lo sono portato anche in Oriente dove parlavo cinese, inglese a volte italiano, ma non vedevo l’ora di sentire casa e di parlare un po’ di dialetto».


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